mercoledì 26 aprile 2017

Recensione: Quello che i tuoi occhi nascondono di Serena Nobile

Titolo: Quello che i tuoi occhi nascondono
Autore: Serena Nobile
Casa editrice: Harper Collins
Numero di pagine: 332
Formato: Digitale

Bianca ama guardare il mondo attraverso l'obiettivo della sua Reflex, cogliere suggestivi scorci delle vie romane e fuggevoli istanti delle vite altrui. Una sera, mentre sta scattando fotografie sui gradini di un negozio chiuso, si avvicina un ragazzo. Poche parole sussurrate, istanti di fuoco e poi solo la curva seducente e perfetta delle sue spalle impressa sulla pellicola, unico ricordo di quell'incontro. Per Bianca, il desiderio sembra incarnarsi in quella pelle color del latte e in quella bocca dalla bellezza struggente e malinconica, ma quando per caso si incontrano di nuovo, capisce che i loro mondi sono in collisione: lei giudica l'ambiente della televisione cui Federico appartiene superficiale e falso, lui ritiene Bianca solo una ragazza presuntuosa e arrogante. 

A quel punto, però, la scintilla è scattata e, carezza dopo carezza, Bianca scopre nel corpo di Federico un linguaggio che parla direttamente ai suoi occhi e al suo cuore. Eppure non ha il coraggio di lasciarsi andare, perché mentre lui lascia nella sua vita indelebili tracce di passione, un passato mai sepolto del tutto riemerge con prepotenza: sia lei che le sue migliori amiche hanno la sensazione di essere seguite, osservate da una misteriosa presenza, e strane coincidenze le riportano ai tempi dell'università, alla notte terribile che ha segnato in maniera indelebile il loro futuro. 

Dimenticare è impossibile, l'assoluzione inaccettabile, la vendetta in agguato.



Romantico, sexy e pieno di passione, Quello che i tuoi occhi nascondono è il primo appuntamento con la serie 5 SENSI.


Ciao a tutti Lettori, bentornati nel Labirinto, che è rimasto disabitato, me ne rendo conto, per un sacco di tempo. Che volete farci, gli esami incombono e io cerco di fare entrare un po' tutto nella giornata (compresa la nuovissima dipendenza da Netflix - meno ore di sonno per dormire, che volete farci T.T), e il blog è sempre un po' difficile da gestire.
Ma non voglio riempirvi di scuse. Oggi torno per recensire il nuovo libro di Serena Nobile, meglio conosciuta come Virginia de Winter in questi luoghi (qui la recensione de La spia del mare).
Nuovo nome, nuovo genere. Eravamo abituati alle nebbie tentacolari del Presidio, ai misteri sensuali della Londra vittoriana e alla Venezia oscura; adesso troviamo la Roma dei giorni nostri, per quello che è in tutto e per tutto un romance, solo leggermente venato di mistery.


Innanzitutto, l'ambientazione.
Sono già stata a Roma due volte ma, be', dopo aver letto questo romanzo credo che ci andrò una terza. Perchè se già non avessi amato la nostra bellissima capitale mi sarei sicuramente innamorata grazie alle parole di Serena. In questo libro ritroviamo una Roma antica e giovane, quella dei locali notturni e delle pizze mangiate all'aperto, quando la notte e la città si stendono davanti agli occhi di Bianca e del lettore. Roma è il vociare degli studenti, l'entusiasmo dei turisti; Roma è il passato che incombe e non passa mai del tutto, è il fascino innegabile di ciò che è stato.
La de Winter è sempre stata bravissima nel delineare le sue ambientazioni e non mi ha delusa neanche stavolta, anzi. Forse era più emotivamente coinvolta lei (ci vive), forse io (Roma mi ha rubato un pezzo di cuore molto tempo fa), ma questa volta le sue parole mi hanno ammaliata e stregata più del solito. La vera protagonista del libro è Roma e io non vedo l'ora di proseguire con la saga, ansiosa di vedere con gli occhi di Serena altre meravigliose città (probabilmente Napoli e Londra*-*).

Come vi dicevo, se ritroviamo lo stile (meraviglioso - ma che ve lo dico a fare?), ci troviamo un po' spaesati sul genere: un romance puro, e un mistero che promette di svelarsi pienamente nei prossimi romanzi. Ma nella vicenda di Bianca e Federico il lato mistery si inchina e indietreggia, lasciando il palco ai sentimenti.
Bianca è una fotografa molto nota di 33 anni. Bella, mondana, dolcemente diffidente: custodiscono un segreto, lei e le sue tre più grandi amiche, la cui ombra si è protesa e torna ad oscurare le loro vite. A questo si affianca un passato amoroso turbolento che l'ha portata a creare un muro, una distanza fra lei e il mondo maschile.
A incrinare questa barriera è Federico Vallesi, il nuovo sex symbol della fiction italiana, 25 anni di pura bellezza e tentazione.
Il loro incontro/scontro è fulminante: attrazione, desiderio e un malinteso. Ma quando il destino ci mette lo zampino, non basta una città sempre affollata per riuscire a evitarsi. 
Preparatevi a una storia bollente, decisamente inaspettata (almeno per me) visti i trascorsi della scrittrice. Una nuova piega che, purtroppo, mi ha convinta solo parzialmente. Sicuramente molto è dovuto al mio generale non entusiasmo per il genere romance, che mi ha fatto risultare un po' pesanti determinate scene; un po' credo che il lato mistery avrebbe meritato un maggiore approfondimento già in questo romanzo. Ma vedremo come proseguirà la serie.
Una delle caratteristiche che più apprezzo di questa scrittrice è di riuscire a strapparmi spesso un sorriso grazie a personaggi secondari assolutamente irresistibili (vogliamo il libro di Vittoria!) e il suo mescolare facezia e serietà, il tutto condito sempre con la cultura. Ancora una volta, Serena è una persona colta e colonna sonora di questa storia d'amore non è solo Roma nun fa' la stupida stasera ma anche i versi di Mallarmè e Verlaine e il parallelo dei due protagonisti diventa Chèri di Colette. 
La vicenda si rivela piuttosto lineare, ad arricchire e impreziosire il libro è la prosa della scrittrice, come al solito. Attendo con molta curiosità i seguiti e consiglio questo romanzo a tutti gli amanti dei romance che, ne sono sicura, troveranno qualcosa di nuovo e più intenso.


Virginia

sabato 15 aprile 2017

Book Tag 25 domande sui libri



Salve a tutti cari lettori:) Domani è Pasqua, quindi faccio in anticipo gli auguri a tutti quanti! Speriamo di passare delle belle e serene vacanze, per quanto brevi. Io ho terminato le lezioni in facoltà, devo solo preparare i miei esami per la sessione estiva (dici poco o.O). Ho deciso di cogliere quest'attimo libero per rispondere a un Book Tag in cui mi hanno taggata. 
Ma prima, ecco elencate le regole;)

1. Nomina almeno 5 blog a cui fare le domande
2. Cita sempre chi ha creato il tag, in questo caso Racconti dal passato
3. Nomina e ringrazia il blog che ti ha nominato. Tantissimi grazie ad Ariam di Looking for wonder:-*
4. Usa come immagine quella in cima a questo post

Eccovi le mie risposte, e preparatevi, perchè io sono logorroica e le domande sono tantexD

1. Come scegli i libri da leggere?
Sono una lettrice di pancia. Qui sul blog non troverete mai una TBR, perchè so già in anticipo che non la seguirei. A meno che non ci siano titoli che desidero leggere da tanto - in quel caso la lettura è una priorità - la mia tecnica è piazzarmi davanti alla libreria (o scorrere il kindle) e seguire l'istinto. Mi faccio influenzare molto da ciò che ho appena letto. Magari era un classico e quindi cercherò una lettura più leggera; magari ho fatto un po' di letture meno impegnate di seguito e sento il bisogno di qualcosa di più impegnativo. In genere, comunque, mi piace variare genere il più possibile:)

2.  Dove compri i libri, in libreria o online?
Dappertutto, faccio schifo. Compro i cartacei sia in libreria che online, gli eBook online e frequento due diverse biblioteche. Ho cercato pure di iscrivermi al prestito bibliotecario digitale, ma l'unico eReader non incluso è il kindle (gioia e gaudio-.-). 

3. Aspetti di finire un libro prima di acquistarne un altro?
AHAHAH.
Grasse risate, proprio.
Ho una scorta che potrebbe durarmi per ANNI. Il bello è che non solo continuo a comprare, ma prendo pure tonnellate di libri in biblioteca. 
Ragazzi, FERMATEMI.

4. Di solito quando leggi?
Ogni minuto disponibile. Ai bei tempi delle superiori leggevo tutto il pomeriggio (non ero propriamente una studentessa diligente, eccoxD) e la sera, adesso che gli impegni sono aumentati approfitto dei tragitti in autobus e sempre prima di addormentarmi. Ma in genere leggo in ogni minuto libero, davvero. Sono quella che si porta il libro ovunque e, al primo accenno di fila, esibisce un tomone. In quest'ottica, per fortuna che hanno inventato gli eReader! (Piccolo aneddoto, alle superiori leggevo un sacco di fantasy - ovviamente cartacei - che erano tutti libroni dalle 500 pagine in su. A quei tempi definire lo zaino pieno era un eufemismo: era stracolmo. Il libro non ci stava, ma non avrei mai rinunciato a trascinarmi dietro il libro. Cominciai a usare una tracolla apposta, in aggiunta allo zaino, dove tenevo libro, portafoglio, eccetera. La portavo sempre e il risultato è che in quegli anni avevo un costante dolore alla spalla destra, sovraccaricata dai librazzi che mi portavo dietro).

5. Ti fai influenzare dal numero di pagine quando leggi un libro?
Sempre, anche se ho ultimamente modificato le mie aspettative. Ho sempre amato i libri corposi (alle superiori dicevo che un libro poteva considerarsi di dimensioni ragionevoli solo dalle 500 pagine in su), perchè il mio ritmo di lettura è sempre stato piuttosto elevato. Al momento ho iniziato a guardare quasi con ansia i libri troppo grossi. Ma ho una costante: detesto i libri troppo piccoli. Mi sembra di buttare via i soldi per poche ore di lettura.

6. Genere preferito?
Sono molto eclettica, ma i generi cui sono più affezionata - anche perchè sono i primi con cui mi sono cimentata - sono il fantasy e i classici.

7. Hai un autore preferito?
No, e neanche un libro. Odio queste domande, è come un genitore cui chiedano chi sia il preferito fra i figlixD
Sottolineo però che ho vari autori di cui mi fido ciecamente e i cui libri compro a scatola chiusa. Ultimamente, però, sto iniziando a fidarmi soprattutto delle CE. A prescindere dai gusti, di alcune mi sento sicura che proporranno libri di qualità e il resto sta solo all'apprezzamento personale del lettore.

8. Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Per il mio ottavo compleanno un mio zio mi regalò Harry Potter 3. Da lì è partito tutto*-*

9. Presti libri?
Non ho amici lettori a cui prestarli, a dire il vero. In passato, però, mi è capitato di prestare qualcosina, sperando di contagiare qualcuno con la mia ossessione libraria. Di base, però, la risposta è NO. Faccio fatica a prestarli pure a mia madrexD

10. Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi tutti assieme?
Rigorosamente uno. 

11. I tuoi amici/familiari leggono?
Gli amici no. Però in casa condividono la mia passione mia madre e mia sorella, anche se in maniera sempre un po' "sofferta". Io e mia madre abbiamo gusti opposti ma continuiamo, instancabili, a consigliarci titoli e a provare ad appassionarci ai libri che ci consigliamo (difficilmente con successo). Nel caso di mia sorella la cosa è un po' più complicata. Ha sei anni meno di me e si può dire che abbia formato io il suo gusto, in un certo senso. In ogni caso, abbiamo gusti (di libri come di film) estremamente simili, quindi 9/10 riusciamo a passarci titoli che incontrano i gusti di entrambe. Mia sorella, però, legge molto meno di me: è più lenta, dedica meno tempo e via dicendo. Però è sempre la persona più aggiornata sulle mie letture perchè, ora come quando di anni ne aveva sei, deve sorbirsi tutti i miei delirixD

12. Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
Dipende. Come dicevo, sono piuttosto svelta, ma alcuni titoli richiedono più tempo, più energie; o, semplicemente, sono più pesanti. Come tempo medio stabilirei 5 giorni. Ma dipende moltissimo dal genere del libro e dal mio personale gradimento.

13. Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Ma che domande, ovviamente si.

14. Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne solo uno quale sarebbe?
Impossibile rispondere, distruggete pure me e facciamola finita!

15. Perchè ti piace leggere?
Che domanda complessa per un Book Tag. Ma io, che sono più avanti di tutti, ne ho già sproloquiato in uno dei primissimi post del blog e mi limito a linkarvelo: I libri, rifugio dell'anima
Vorrei però aggiungere che mi interrogo spesso su questa domanda e che la risposta cambia di continuo. Anche adesso la mia risposta sarebbe leggermente diversa da quanto scritto in quell'articolo, ma rimane sostanzialmente simile. In generale, però, credo che essere un Lettore non sia uno status fisso: chi legge davvero, chi ama i libri davvero cambia sempre e continuamente, perchè si arricchisce sempre di più e non è mai la stessa persona.

16. Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?
Come detto sopra, ho sempre utilizzato molto le biblioteche. E anche se nessun amico mi presta libri, credo che non mi piacerebbe troppo, preferirei una biblioteca, mi farebbe sentire meno un'intrusa.

17. Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
Ne ho abbandonati vari ma questa domanda sembra presupporre un'insistenza particolare nel tentativo di leggere un determinato libro, e in questo caso non ho nulla da rispondere. Più in generale, però, ho sempre fatto molta fatica con la letteratura russa, che ho riscoperto solo di recente.

18. Hai mai comprato un libro solo perchè aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Ho un occhio di riguardo per le belle copertine, ma di solito mi lascio guidare più che altro dal mio fiuto di lettrice, che raramente sbaglia. Un'unica volta ci sono andata contro per una cover irresistibile ed è finita malissimo (il libro in questione, Fallen di Lauren Kate, l'ho odiato). 
Le cover che preferisco sono quelle eleganti, che hanno quadri per soggetti (avete presente i classici della Fazi Editore? Ecco*-*). Mi piacciono le edizioni in brossura e morbidose e ho alcune CE d'elezione. Ad esempio adoro l'elegante semplicità dell'Einaudi, mentre non mi piace molto Mondadori, che trovo complessivamente un po' grossolana (l'edizione Oscar Mondadori dei classici, però, mi piace molto).

19. C'è una casa editrice che ami particolarmente, e perchè?
Ce n'è a bizzeffe, il che è tragico per le mie povere tasche. In generale, mi sto approcciando con molto entusiasmo alle CE indipendenti, di cui apprezzo il catalogo e la cura per il particolare (molto meno il prezzo, sempre piuttosto alto -.-).

20. Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni "al sicuro" dentro casa?
Per forza di cose li porto ovunque, ma cerco di conservarli il meglio possibile.

21. Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Per il mio ultimo compleanno mia sorella mi ha regalato i cartacei di una trilogia che AMO ma che avevo solo in digitale. Si tratta della trilogia di Shadowfell di Juliet Marillier. Si è trattato senz'altro di un regalo inaspettato e meraviglioso.

22. Come scegli un libro da regalare?
Se al ricevente piace leggere, amo regalare libri. Cerco di concentrarmi sui suoi gusti e di scovare qualche titolo inaspettato. Oppure, se sento di poterlo fare, vado a istinto, sempre tenendo i gusti del ricevente come base. Mi piace sperimentare:)

23. La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri in ordine sparso?
In realtà è tutto un po' sparso ma avrei due criteri di fondo: mettere insieme tutti i libri di uno stesso autore e cercare di mettere vicini i libri di altezze simili, dai più alti ai più bassi.

24. Quando leggi un libro che ha delle note le leggi o le salti?
Le leggo, se ci sono ci sarà un motivo. Per esperienza, arricchiscono sempre la lettura. Un unico appunto: odio le edizioni che mettono le note a fine capitolo o a fine libro, costringendomi ogni volta a cercarle. Le preferisco sempre a piè di pagine, così sono molto più agili da consultare.

25. Leggi eventuali introduzioni, prefazioni o postfazioni dei libri o le salti?
Leggo tutto, ma sempre alla fine, in modo da potermi fare prima io un'idea del libro.

Questo è tutto quanto lettori, e credo di aver blaterato a sufficienzaxD Grazie a chi ha avuto la forza di leggere fino a qui o.O
Ecco i poveri malcapitati blog che ho deciso di taggare:

L'amica dei libri

L'ennesimo Book Blog

Capitolo Zero

Mikla tra i libri

The Reading Pal

Buone feste a tutti, e ricordatevi di linkarmi nei commenti le vostre risposte:-*

Virginia


mercoledì 12 aprile 2017

Recensione: Una vita come tante di Hanya Yanagihara

Titolo: Una vita come tante
Autore: Hanya Yanagihara
Traduttore: Luca Briasco
Casa editrice: Sellerio
Numero di pagine: 1091
Formato: Cartaceo

In una New York fervida e sontuosa vivono quattro ragazzi, ex compagni di college, che da sempre sono stati vicini l'uno all'altro. Si sono trasferiti nella metropoli da una cittadina del New England, e all'inizio sono sostenuti solo dalla loro amicizia e dall'ambizione. Willem, dall'animo gentile, vuole fare l'attore. JB, scaltro e a volte crudele, insegue un accesso al mondo dell'arte. Malcolm è un architetto frustrato in uno studio prestigioso. Jude, avvocato brillante e di enigmatica riservatezza, è il loro centro di gravità. Nei suoi riguardi l'affetto e la solidarietà prendono una piega differente, per lui i ragazzi hanno una cura particolare, una sensibilità speciale e tormentata, perché la sua vita sempre oscilla tra la luce del riscatto e il baratro dell'autodistruzione. Intorno a Jude, al suo passato, alla sua lotta per conquistarsi un futuro, si plasmano campi di forze e tensioni, lealtà e tradimenti, sogni e disperazione. E la sua storia diventa una disamina, magnifica e perturbante, della crudeltà umana e del potere taumaturgico dell'amicizia.


Buon mercoledì cari lettori, oggi vi accolgo con una recensione a cui tengo moltissimo. Ho appena finito di leggere questo libro imponente (il numero di pagine parla da sè, direi) e ci tengo a scrivere qualcosa a caldo, quando ancora il tumulto dei sentimenti è forte, impetuoso. 
Parto dicendovi che ho iniziato a leggere questo libro venerdì scorso e l'ho finito martedì (giorno in cui sto scrivendo e programmando il post). Non ho saltato una sola riga. Questo per darvi già un'idea di base di quanto mi sia piaciuto, di quanto mi abbia appassionata.
Ora, prima di iniziare la mia recensione, partiamo dai fattori che potrebbero spingervi a non leggerlo. Per la trama non posso farci nulla, lì è gusto personale (anche se spero, con la mia recensione, di farvi cambiare idea). I motivi più importanti, però, riguardano secondo me la mole del libro e il suo prezzo. 
Si, è un librone. Sono più di 1000 pagine e si vedono tutte. Ma vi credete se vi dico che volano, che non te ne accorgi neanche, che arrivi alla fine e, semplicemente, ne vuoi ancora?
Il prezzo è già un altro paio di maniche. Si, 22 euro sono tanti. Perfino io, in libreria, l'ho posato nuovamente sullo scaffale e, lo ammetto a malincuore, l'ho letto solo perchè l'ho trovato, fortunatamente, in biblioteca. Altrimenti non l'avrei mai letto, probabilmente; sarebbe diventato parte di quella schiera infinita di libri che mi interessano ma che non ho intenzione di comprare, non davvero.
E mi sarei persa uno dei libri migliori del 2017.
Quindi si, sappiatelo fin da subito: ho amato in modo viscerale questo librone, non riuscivo a staccarmene, e adesso che l'ultima pagina è stata voltata, mi trovo con un senso di nostalgia fortissimo. Per quei personaggi, per quella storia, per quel mondo.
Il mio compito, adesso, è convincervi che vale la pena di tirare fuori quei 22 euro; che non dovete farvi spaventare da quelle 1091 pagine; che questa storia vi entrerà così a fondo nel cuore che difficilmente potrete liberarvene.



Non so bene da che parte iniziare a raccontarvi di questo libro. Perchè la trama, nella sua complessità, è estremamente semplice.
Siamo a New York. E ci sono quattro ragazzi, quattro amici dai tempi del college. JB è l'artista del gruppo, quello che ama stare al centro dell'attenzione, pieno di idee, egocentrico, un po' narcisista; Willem vuole diventare un attore, ed è quello bello ma semplice, gentile; Malcolm ha studiato per diventare architetto e muove i suoi primi passi in quella direzione; e poi c'è Jude. Cosa posso dirvi di Jude?
Jude il misterioso; Jude il riservato; Jude che c'è sempre per i suoi amici ma che nasconde qualcosa di gigantesco e di orribile nel suo passato, qualcosa che gli amici intuiscono ma che non riescono a farsi raccontare, qualcosa che lo ha debilitato sul piano fisico in maniera molto grave.
Jude però vuole fare l'avvocato, questo lo sappiamo.
All'inizio incontriamo quindi questi quattro amici: sono giovani, spiantati e senza un soldo. La loro sembra una storia come tante, che ci racconta dei loro successi, dei loro fallimenti, delle loro paure.
JB è orfano di padre, cresciuto da una famiglia di sole donne che lo idolatrano; Willem è svedese di origine e la sua è una famiglia fredda, colpita da troppi lutti e dalla nascita di Hemming, più grande di Willem ma profondamente debilitato, sul piano fisico quanto su quello mentale; Malcolm è un insicuro cronico, figlio di un padre carismatico che è sempre insoddisfatto di lui.
Di Jude, nella prima parte, sappiamo poco. La Yanagihara sceglie di affidarsi alle voci degli altri tre, quindi il quadro che vediamo emergere è parziale. Agli inizi quello di Jude è solo un nome fra i tanti, quando ancora si cerca di capire e caratterizzare ogni personaggio. 
Però cominciano a emergere dei dettagli. Jude non parla mai del suo passato; Jude ha avuto un gravissimo incidente in macchina, che gli ha danneggiato la schiena e le gambe, e che gli procura crisi dolorosissime; Jude quando sorride si copre la bocca con una mano, Jude non si lascia mai andare al contatto fisico, Jude indossa sempre maglie a maniche lunghe, anche quando fa caldo.
Il lettore intuisce che il mistero che si cela dietro a questa figura altrimenti inoffensiva è il nocciolo del romanzo. E tale si dimostrerà, perchè queste 1091 pagine, in realtà, sono tutte per lui. Non che gli altri personaggi non siano importanti. Lo sono, eccome. L'amicizia è uno dei temi portanti di questo romanzo, Jude esiste in virtù dei suoi amici, delle persone che lo amano, di chi gli vuole bene. Ma è il dramma di Jude che si consuma sotto i nostri occhi, è sua la vita "come tante" che riempie le pagine del romanzo. Per lui soffriamo, ci arrabbiamo, piangiamo.
Ora, di libri su certi argomenti ne sono stati scritti a dozzine. Non vuole essere davvero un segreto ciò che è avvenuto Jude, tanto che è lui stesso che ce lo racconta, alternando ricostruzioni del suo passato a ciò che avviene nel suo presente. Quindi, parzialmente si indovina ciò che è accaduto. Ma, appunto, solo parzialmente, perchè vi assicuro che non arriverete mai a indovinare cosa gli sia accaduto. E leggendo starete male, perchè è impossibile leggere di certe cose senza stare male.
Jude è un personaggio tremendo. Tremendo perchè colpisce il lato più sensibile ed emotivo; tremendo perchè ti chiedi quanti Jude tu abbia conosciuto o incontrato nella tua vita.
Non è una storia di riscatto questa. Se amate le storie felici o che comunque offrono un barlume di speranza sul finale, ecco, girate a chilometri di distanza da questo libro. Perchè questa è una storia di malattia - fisica e mentale. È una storia di vergogna, umiliazione e crudeltà.
Ma è anche una storia d'amore, amicizia e sacrificio. In questo libro troviamo il meglio e il peggio dell'essere umano e Jude fa da ponte, da contatto fra questi due aspetti umani. Jude si trova sul confine, al limitare: proiettato sul futuro ma dilaniato da un passato che si rifiuta di essere seppellito e dimenticato. Perchè è questo che Jude fa: seppellisce una parte di sè così in profondità che, quando esploderà fuori, lo farà con una tale violenza da travolgere lui e tutti coloro che gli stanno intorno.
Non è una storia positiva. In un periodo dove sembra che ogni cosa - o persona - possa essere aggiustata, scopriamo che non è vero. Scopriamo che a volte non bastano l'amore, l'amicizia, i soldi per riuscire a guarire una persona. Che per quanto la vita possa darti, in riparazione di ciò che è stato, talvolta è ormai troppo tardi, perchè ti ha già tolto troppo in precedenza. Non sempre ciò che è accaduto si può cancellare o riparare; non sempre ci si può convivere. I fantasmi di Jude sono iene che lo perseguitano e si sovrappongono alla realtà, che gli portano via ogni briciola di luce e lo lasciano solo in un mondo che è gelo e disperazione.
Questo, dunque, il terribile messaggio di fondo del libro. Perchè Jude ha tutto, ma semplicemente non basta. 
Il libro presenta delle scene molto forti, pur senza mostrare, di fatto, nulla. L'immaginazione, che si scatena in poche righe, è terribile: certe volte sono rimasta quasi nauseata, lo stomaco mi si torceva davanti a certe immagini che, spontanee, mi sbocciavano nella mente. Non che sia un libro volgare, tutt'altro. Ma certi argomenti sono talmente forti, la scrittrice è talmente brava che non puoi non soffrire per ogni parola.
Il momento più basso e oscuro della narrazione, non ho dubbi, è rappresentato da Caleb. Non vi dirò chi è, vi dico solo che le scene con lui sono quelle che mi hanno fatta sentire male.

Una delle forze maggiori di questo romanzo è che riesce ad approfondire moltissimi temi, anche non legati direttamente a Jude. Uno dei cruciali è quello della famiglia. Quanto ci segna, quali condizionamenti ci portiamo appresso, quante colpe o mancanze, quanti meriti? Il libro della Yanagihara è a tutto tondo e ci mostra moltissime soluzioni.
C'è il tema della malattia e della morte. Entrambe sono presente ingombranti nella narrazione e i personaggi devono, purtroppo, fare spesso i conti con entrambe.
C'è la droga, la dipendenza da sostanze o da altre persone. Quest'ultimo aspetto, in particolare, è determinante nel libro.
I temi sono molteplici, come vedete, e sarebbero degni di un maggiore approfondimento, ma ho paura di scrivere davvero troppoxD Quello che vi starete chiedendo e se questo libro è, quindi, perfetto.
Ovviamente no. A prescindere dal gusto personale, secondo me la maggiore pecca del romanzo, quella che potrebbe riuscire fastidiosa a qualcun'altro, è l'eccessività della tragedia. Si, ne succedono di cotte e di crude, e il passato di Jude è così allucinante che, a un certo punto, si sfiora l'incredulità. Ma qui si parla di gusti, ripeto. A me, in realtà, non ha dato fastidio, ero troppo presa dalla lettura e dal vortice di emozioni che mi ha causato, per essere davvero distratta da questa considerazione. Certo, a qualcuno potrebbe dare fastidio.

Il libro è semplicemente bellissimo. Si legge e se ne vorrebbe ancora. Da tempo non mi capitava di ritrovarmi così visceralmente coinvolta in una storia. E ha fatto male, molto, ma sono felicissima di non essermi fatta scoraggiare dalla mole.
Spero di essere riuscita a incuriosirvi, anche se la mia recensione è così schifosamente inadeguata. Sento di non essere riuscita ad analizzare a fondo tutto ciò che questa storia mi ha trasmesso, e me ne dispiace. In ogni caso, credo che si sia capito che l'ho amato follemente.

Virginia

giovedì 6 aprile 2017

Recensione: Trilogia del Novecento di Eraldo Baldini

Titolo: Trilogia del Novecento
Autore: Eraldo Baldini
Casa editrice: Einaudi
Numero di pagine: 336
Formato: Cartaceo

È la vigilia del Giorno dei Morti del 1906. L'apparizione di una donna con gli stivali che rivuole indietro il suo terreno basterebbe a far scappare chiunque. Maddalena no, non scappa. E avrà una storia da raccontare. Quattro reduci della Grande Guerra salgono in montagna per lavorare a una carbonaia, e restano coinvolti in una serie di eventi inquietanti. È la terribile esperienza della trincea che spinge le loro menti a trasfigurare la realtà, o il bosco nasconde davvero un Nemico? L'ispettore ministeriale Carlo Rambelli viene inviato nel Ravennate per indagare su una presunta epidemia di malaria. Giunto sul posto dovrà fare i conti con omertà, superstizione e squadracce fasciste. E con la strana scomparsa dei cadaveri di sette bambini. Grazie a un'affascinante miscela che combina paure ataviche e spietati pregiudizi, Baldini ci regala tre storie magnetiche immerse in una geografia provinciale carica di mistero.

Buon giovedì lettori! Il weekend si avvicina a grandi passi ed io l'attendo trepidante e per varie ragioni. Innanzitutto, mi prenderò una piccola pausa dalla faticosa situazione che si è creata e di cui vi parlavo nel precedente post; e poi perchè sarà un finesettimana di letture intriganti e maratone in tv. Perchè non solo mi vedrò la seconda parte di Kill Bill e Il giovane favoloso (e già per questo ho gli occhi a cuoricino*-*), ma potrò finalmente sapere che cosa succede nella sesta stagione del Trono di spade, perchè oggi ho comprato il cofanetto*-* *-*
Quindi sarò come morta e risorgerò - di pessimo umore probabilmente - lunedì mattina, pronta a tornare a fare il mio dovere.
Ma pensiamo alle cose piacevoli (Il trono di spade*-*).
Vi avevo detto che avrei cercato di stare più dietro al blog e quindi eccomi qui, per recensirvi una delle mie ultime letture. Anche in questo caso, mi è giunta in soccorso la biblioteca, dopo quasi un anno che avevo messo gli occhi su questo libro. Perchè, diciamocelo, la cover è fenomenale, e anche i titoli dei racconti mi avevano colpita. Leggendo la trama ho fatto il resto: gotico, romagnolo, pubblicato da Einaudi?
Le premesse c'erano tutte. Ma sono state soddisfatte?


La Trilogia del Novecento di Baldini raccoglie tre storie nere: Nostra Signora delle patate, Terra di nessuno e Mal'aria. La particolarità è che sono tutte ambientate nel romagnolo (se pensate che io sto vicino a Bologna, posso dire che è quasi a casa miaxD), nei primi anni del Novecento. La collocazione temporale è molto importante in tutti e tre questi racconti lunghi, perchè i protagonisti hanno a che fare con la guerra e con il fascismo, due fatti salienti della nostra Storia più recente.
Vorrei analizzare separatamente i tre racconti.

- Nostra Signora delle patate

La prima vicenda narrata è quella che mi ha colpita un po' di meno. Si tratta di una narrazione comunque molto scorrevole ma che, a mio parere, non ha la stessa carica emotiva delle altre due.
In un paesino del romagnolo, completamente perso nel nulla, avviene un miracolo: una bambina, la piccola Maddalena, incontra una notte la Madonna, che reclama per sè un campo di patate. Ma è una Madonna molto strana quella incontra Maddalena. Così strana che la bambina, a un certo punto, comincia a dubitare di ciò che veramente ha visto. Ma la voce ormai si è già sparsa e il meccanismo si è messo in moto. Intorno a questo "fatto miracoloso" vertono e si intrecciano gli interessi di tutta la comunità: i lavoratori del posto, comunisti convinti, che vedono in questa visione l'opportunità per attirare molti turisti e mettere su un commercio redditizio; il parroco del paese, che con la costruzione di una Chiesa consacrata alla Madonna sul campo da lei indicato come suo spera di ravvedere una popolazione sempre meno religiosa, per lavarsi un po' la coscienza di un lavoro pigro e mal fatto; il padrone della terra di tutta la zona, che teme di vedere i suoi braccianti sollevarsi in una sommossa rivoluzionaria come in altre parti del circondario; infine, il proprietario del campo, che riesce a far cambiare la versione ufficiale per mantenere per sè una terra che gli rende bene, riservando alla Vergine un campo lì vicino dove non cresce nulla.
Quello che doveva essere un momento di unione e Mistero per tutta la comunità, diventa la mercificazione e il commercio del sacro. Nessuno si salva da questa scaltreria, che non può portare a nulla di buono. I fatti successivi lo confermeranno.
In questo racconto vediamo il cinismo con cui Baldini smonta ogni vezzo ideologico dei suoi personaggi, svelando l'ipocrisia di ogni sistema politico e religioso. Sotto i bei discorsi ognuno guarda al proprio interesse, un interesse che si concretizza nel soldo. E non scampa nessuno da questo giudizio impietoso: il parroco come i braccianti "comunisti", pronti a chiudere la bocca davanti alla possibilità di intascarsi un bel gruzzolo.
L'unico personaggio innocente da tutta questa macchinazione è Maddalena, sincera nel suo dubbio, che però infine decide di vendersi a sua volta, ma per una ragione molto più nobile: manca il pane in tavola, e una piccola bugia potrebbe sostentare lei e sua madre per molto tempo.
Il racconto è scritto in maniera molto scorrevole e, pur non riservando grosse sorprese, si fa leggere bene. Come ho già detto, però, lo trovo molto inferiore agli altri due racconti della raccolta.

- Terra di nessuno

Con questa storia, finalmente, ho trovato il gotico, il noir promesso in quarta di copertina. E non solo. Ammetto che, leggendo tutta la seconda parte la sera tardi, circondata solo dal silenzio e illuminata solo da una flebile luce, a un certo punto un brivido mi ha ghiacciato la schiena, e alla fine della storia ho deciso di chiudere con la lettura fino al mattino dopoxD
La primissima cosa che mi ha colpita di questo racconto è la vicenda. Abbiamo dei giovanissimi reduci dalla Prima Guerra Mondiale. Hanno vissuto la trincea, ovvero il freddo, la fame, la paura e la disperazione; le granate volavano di continuo da un fronte all'altro, gli uomini cadevano come mosche ("Si sta come/ d'autunno/ sugli alberi/ le foglie" dice Ungaretti); il fetore dei corpi morti e in putrefazione, dei corpi non lavati, degli escrementi, della paura. Tutto questo è stata la trincea, tutto questo si portano dietro, a casa, questi ragazzi. Ma non riescono a liberarsene. L'angoscia li perseguita e ciò che più avevano bramato - il ritorno a casa, dalle loro famiglie - si rivela essere un luogo diverso da ciò che ricordavano. Gli affetti sembrano sbiaditi, la vita di tutti i giorni stenta a decollare. L'unica cosa rimasta vivida è il ricordo di quelle sensazioni, di quel legame che si è creato in questa situazione estrema. E per questo decidono di ritrovarsi tutti e quattro - Enrico, Adelmo, Settimio e Martino - per passare insieme l'estate a lavorare in montagna.
Ciò che li aspetta è un'esperienza terribile, in bilico fra la sanità e la follia. Soli in quei boschi scuri e quasi crudeli, stretti nella morsa della montagna, lontano dal resto del mondo, come distinguere ciò che è vero da ciò che è falso? Davvero il bosco sembra respingerli, rifiutarli? Sono facce, quei ghigni scolpiti nei tronchi neri e nodosi? Possibile che la guerra non debba finire mai?
Soli nel bosco, circondati, serrati, pressati. Quella in cui sono finiti, si chiede a un certo punto Enrico, è forse la terra di nessuno, quella sottile striscia di terra che non appartiene ad altri che non ai morti, teatro di gemiti e lamenti strazianti, dove il terriccio si impasta di sangue?
La scrittura di Baldini si presta perfettamente a questa narrazione di terrore e incertezza crescenti. Il suo stile è quasi cinematografico e presta grande attenzione ai dettagli sensoriali: il suono dei maledetti succiacapre, uccelli che gracchiano lugubri; un sassolino che colpisce la finestra; gli odori, pungenti e intensi; il freddo, il terrore che congela i muscoli. Ogni cosa è descritta con grande maestria e il lettore si trova avvinto, stregato, terrorizzato. Come i protagonisti, neanche il lettore capisce più cosa è reale e cosa è follia. Precipitiamo nel baratro oscuro da cui non si ritorna e tutto il tempo lottiamo per rimanere lucidi, senza riuscirci. Perchè la guerra non è più fuori, ma dentro. La guerra è incisa nell'anima, nelle ossa di quei soldati, di quei sopravvissuti. La vita è la terra di nessuno, in attesa che ci siano di nuovo sangue, grida e spari. Non puoi salvarti se il tuo tormento è dentro di te.

- Mal'aria

Come avrete intuito, Terra di nessuno è un racconto che mi ha abbastanza scossa, e mi sono quindi apprestata a concludere questo viaggio in una Romagna lontana nel tempo con l'ultima narrazione. Qui entra in scena con forza il Fascismo: Carlo Rambelli è un ispettore della sanità e, sotto pressioni dello stesso Duce viene inviato a Spinaro, un paesino perso tra le paludi dove sono avvenute morti inspiegabili nel corso dell'estate. Il sospetto è che sia un'epidemia di malaria, comune in quelle zone di nebbie e paludi dove i progetti di bonifica sono ancora in corso e dove, probabilmente, i superstiziosi abitanti preferiscono affidarsi a stregonerie da quattro soldi piuttosto che alle evidenze scientifiche della medicina. Ma a prescindere, ci sono delle leggi da rispettare, e il compito di Rambelli è di andare sul posto e appurare se le normative vengono rispettate.
Ciò che si ritrova davanti Rambelli è spaventoso: un luogo claustrofobico, dove tutti sanno e nessuno parla, e le nebbie pesano come un macigno sulle spalle degli abitanti.
Di nuovo, una storia orrorifica e oscura, che mi fa tornare i brividi a ripensarci. L'aria di Spinaro è greve e maligna, si insinua in ciò che si respira, in ciò che si mangia; indebolisce il sangue, diventa una componente della quotidianità, un'aria malefica soffiata dalla Borda, la creatura mostruosa che vive nelle paludi e strangola i bambini con le loro stesse viscere.
Rambelli è ostinato, fiuta che c'è qualcosa di marcio, qualcosa che non vogliono dirgli. E non aiuta che i fascisti della zona gli stiano sempre col fiato sul collo. Ma con l'aiuto di Elsa, un'affascinante giovane del posto, inizia a vedere qualche collegamento in ciò che è avvenuto.
Ed è qualcosa di mostruoso.
Il finale di questo racconto è tremendo, totalmente inaspettato. Quando l'ho finito mi sentivo ancora in subbuglio, un senso di amarezza mi si spandeva nello stomaco, una sottile angoscia mi si era insinuata dentro. Ed è stato difficile tornare alla realtà e distaccarmi da ciò che avevo appena letto.

Anche a distanza di giorni, continuo a ricordare molto bene le sensazioni provate mentre leggevo questo libro. Inutile dire che spero di leggere altro di Baldini, ma a piccole dosi, perchè finali del genere un giorno mi ucciderannoxD

Virginia

lunedì 3 aprile 2017

Book Haul bibliotecario



Buongiorno carissimi lettori! Aprile è ormai arrivato e la sessione estiva avanza di gran carriera. Ma è anche il momento del sole, del caldo, delle prime maniche corte. E io, travolta da queste forti sensazioni, ho deciso di abbandonarmi a ciò che mi riesce meglio: il ratto di libri, non dalla libreria ma dalla biblioteca. Ho deciso di mostrarvi il mio bottino perchè da una parte ne sono molto fiera, dall'altra non è un genere di post che trovi troppo posto sul mio blog, quindi credo che un momento di frivolezza faccia piacere un po' a tutti.
Quindi oggi niente recensioni, niente riflessioni. Eccovi i libri che mi intasano momentaneamente il comodino, ditemi cosa ne pensate;)


Una storia epica e magistrale sull’amicizia e sull’amore nel XXI secolo. Caso editoriale del 2015, forse il più importante romanzo letterario dell’anno, opera di rara potenza e originalità, 'Una vita come tante' è doloroso e spiazzante, scioccante e magnetico. Vasto come un romanzo ottocentesco, brutale e modernissimo per i suoi temi, emotivo e realistico, ha trascinato lettori e critica per la sua forza narrativa, capace di creare un mondo di profonda, coinvolgente verità.

Non so se avete adocchiato questo titolo nei vostri pattugliamenti in libreria. Be', attira sicuramente l'occhio, c'è poco da dire, e il motivo è presto detto: questa recente pubblicazione Sellerio supera le 1000 pagine. E i 20 euri, neanche a dirlo. Non appena l'ho visto sullo scaffale delle novità, non ho potuto non portarmelo a casa. La speranza è di leggerlo, neanche a dirlo, ma ammetto di essere discretamente spaventataxD



È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. 
La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all’ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. 
Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l’ha schiacciata...
Un page turner dalla scrittura forte e la trama perfetta; è facile perdersi nelle sue pagine, tenuti per mano da personaggi che si stagliano con sorprendente nettezza e originalità. Ed è ancora più facile abbandonarsi al fascino ammaliante di Londra, che dal chiasso di Soho, al lusso di Mayfair, ai gremiti pub dell’East End, si rivela protagonista assoluta, ipnotica e ricca di seduzioni.
(Trama de Il richiamo del cuculo)

Questi sono i due romanzi della serie investigativa di J.K. Rowling. Anni fa ho letto il primo ma non ricordo più nulla, quindi ho deciso di riprenderlo in mano e di leggere i libri successivi. Ricordo che Il richiamo del cuculo non mi era dispiaciuto e ho letto recensioni molto positive sul secondo e, soprattutto, sul terzo (che avevo acquistato in digitale mesi fa approfittando di un'offerta). Sono davvero curiosa di riprendere in mano questi personaggi*-*


Sullo sfondo delle miniere del Galles, una storia umanissima di grandi, fondamentali conflitti sociali, civili e sentimentali.
Nel cuore dei protagonisti divampa la lotta per ottenere più giustizia, libertà e realizzare finalmente un ideale e un progetto di vita più felice. Molti sono i contrasti e i conflitti che Cronin ritrae con sottile e attenta psicologia, dando ai personaggi una profondità autentica, che si può riscontrare solo nei ritratti dei grandi e affermati romanzieri. Il soffio della vita vissuta è presente in tutto il libro ed è la caratteristica che ha fatto conoscere Cronin a milioni di lettori di tutte le età e in tutto il mondo. Per questo E le stelle stanno a guardare può essere considerato un capolavoro non soggetto alle mode e all’usura del tempo.

Ho sentito spesso parlare di questo libro, anche se pare essere scomparso dal cosiddetto canone. Sono davvero molto curiosa, spero che le mie aspettative non vadano deluse.


Il bus della scalcagnata Veterans' Bus Service, una compagnia di veterani dell'esercito indiano, è appena arrivato al capolinea di Colaba, la zona di Bombay dove si concentrano gli alberghi a buon mercato. Greg è il primo a mettere piede sul predellino e a farsi largo tra la folla di faccendieri, venditori di droga e trafficanti d'ogni genere in attesa davanti alla portiera. Ha una chitarra a tracolla, un passaporto falso in tasca e un turbinio di pensieri ed emozioni in testa. Nel tragitto dall'aeroporto a Colaba ha pensato di essere sbarcato in una città dopo una catastrofe. Davanti ai suoi occhi si è spalancata una distesa sterminata di miserabili rifugi fatti di stracci, fogli di plastica e carta, stuoie e stecchi di bambù. In preda allo stupore, Greg ha visto donne bellissime avvolte in stoffe azzurre e dorate incedere a piedi nudi in quella rovina, e uomini dai denti candidi e dagli occhi a mandorla, bambini dalle membra incredibilmente aggraziate. Ovunque, poi, aleggiava un odore acre e intenso. Quell'odore in cui, a Bombay, fiuti di colpo l'aroma del mare e il metallo delle macchine, il trambusto, il sonno, la lotta per la vita, i fallimenti e gli amori di milioni di esseri umani.

Greg è un uomo in fuga. Dopo la separazione dalla moglie e l'allontanamento dalla sua bambina, la vita si è trasformata per lui in un abisso senza fine. Era un giovane studioso di filosofia e un brillante attivista politico all'università di Melbourne, è diventato «un rivoluzionario che ha soffocato i propri ideali nell'eroina», un «filosofo che ha smarrito l'integrità nel crimine», uno dei «most wanted men» australiani, condannato a 19 anni di carcere per una lunga serie di rapine a mano armata, catturato e scappato dal carcere di massima sicurezza di Pentridge.

Eccolo ora a Bombay, nel bizzarro assortimento della sua folla, con i documenti di un certo Linsday in tasca e una strana esilarante gioia nel cuore… A Bombay, infatti, il destino ha calato per Greg la sua carta. A Bombay, diventerà uno Shantaram, un «uomo della pace di Dio», allestirà un ospedale per i mendicanti e gli indigenti, reciterà nei film di Bollywood, stringerà relazioni pericolose con la mafia indiana. Da Bombay partirà per due guerre, in Afghanistan e in Pakistan, tra le fila dei combattenti islamici…

Accolto al suo apparire come un vero e proprio capolavoro letterario, capace di pagine di «inesorabile bellezza» (Kirkus Reviews), Shantaram non è solo «una saga gigantesca e vera» (London Daily Mail), ma anche uno di quei rari romanzi in cui l'ostinata ricerca del bene tocca realmente la mente e il cuore.

Ecco, altro big bookxD Ho paura che non riuscirò a leggere tutto questo ben di Dio, ma la speranza è l'ultima a morire. Questo romanzo è molto conosciuto e, nonostante la mole, tutti lo descrivono molto scorrevole e appassionante. Bene, vedremo. Io sono felicissima di averlo trovato in biblioteca;)


La casa dei Krull è ai margini del paese; e loro stessi, in quanto tedeschi, sia pur naturalizzati, ne vengono tenuti ai margini. Sono gli stranieri, i diversi. Nella loro drogheria non si servono i francesi, ma solo i marinai che a bordo delle chiatte percorrono il canale. E quando proprio davanti a casa Krull viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti non potranno che cadere su di loro. In un magistrale crescendo di tensione, Simenon ci narra il montare dell’ostilità verso un perfetto capro espiatorio, e il progressivo disgregarsi di una famiglia apparentemente esemplare, osservati dagli occhi penetranti di un cugino a sua volta diverso da loro – diverso da tutti.

Questa novità mi faceva molta gola, quindi l'ho arpionato subito, appena l'ho visto. Non ho mai letto nulla di Simenon e questo romanzo, da quello che ho capito, non è incentrato sulla figura di Maigret. Ciononostante, lo trovo molto intrigante dalla trama e sono davvero curiosa di approcciarmi a questo noto autore.


Tolkien non apprezzava del tutto le biografie. O, meglio, non gli piaceva l'uso di questo genere letterario come strumento critico. "Una delle mie più radicate convinzioni", disse una volta, "è che investigare sulla vita di un autore sia un modo inutile e sbagliato di accostarsi alle sue opere". Ma era senza dubbio consapevole che visto l'enorme successo dei suoi romanzi qualcuno dopo la sua morte ne avrebbe pubblicata una su di lui. Negli ultimi anni della sua esistenza fece dunque qualche "preparativo", annotando con spiegazioni e commenti vecchie lettere e documenti, e scrivendo anche qualche pagina sulla sua infanzia. Questo libro nasce innanzitutto dalla lettura di quei testi, in gran parte inediti, cui Humphrey Carpenter ha avuto accesso grazie alla generosità dei quattro figli di Tolkien, oltre che dai ricordi delle tante persone che lo hanno conosciuto da vicino. Carpenter ricostruisce il contesto storico e culturale in cui Tolkien si formò e lavorò, rievoca l'ambiente familiare e la cerchia delle amicizie (su tutte, il gruppo degli Inklings, con C.S. Lewis), si sofferma sulla genesi dei suoi capolavori e sottolinea la valenza religiosa della sua opera.

Questa biografia è la mia gioia, la punta di diamante del mio bottino bibliotecario*-* Desideravo acquistarlo dalla pubblicazione ma il costo non proprio contenuto mi ha scoraggiata. La mia morigeratezza e oculatezza sono state premiate: l'ho trovato quasi per caso, e non potevo crederci. Ma adesso è MIO, e potrebbe essere una delle mie prossime letture*-* *-*

Ovviamente al mio Haul non potevano mancare un paio di dvd, giusto per non farmi mancare nulla. Neanche a dirlo, anche questi mi hanno resa estremamente felice, quindi ve li mostro, sperando di potervene parlare nelle mie famigerate CineRecensioni.


Ho scoperto di amare Tarantino e quindi sto recuperando pian piano tutta la sua filmografia (mia malvagia intenzione, sappiatelo, è propinarvi una CineRecensione titanica in cui vi parlo di TUTTE le opere di questo autore, preparatevi psicologicamente). Non vedo l'ora di completare la visione di Kill Bill*-*


E infine, l'altra chicca. Faccio la corte a questo film da mesi ma, porca miseria, era sempre fuor! Finalmente l'ho trovato e non vedo l'ora di vederlo, perchè ne hanno parlato tutti benissimo!

Molto bene, questo è tutto. Che ne pensate del mio saccheggio (perchè questo è statoxD)? Conoscete qualche titolo o l'avete letto/visto? Se si, ditemi cosa ne pensate:)

Virginia















venerdì 31 marzo 2017

Recensione: La legge e la signora di Wilkie Collins

Titolo: La legge e la signora
Autore: Wilkie Collins
Traduttore: Luca Scarlini
Casa editrice: Fazi
Numero di pagine: 402
Formato: Cartaceo

La Legge e la Signora, opera della maturità di Wilkie Collins, oltre a presentare diversi elementi della moderna letteratura di genere, è il primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. La vita matrimoniale di Valeria ed Eustace Woodville inizia sotto cattivi auspici. Un piccolo incidente durante la celebrazione del rito sembra confermare il clima di diffidenza e sospetto che lo ha accompagnato e che cresce ulteriormente quando, durante la luna di miele a Ramsgate, la donna viene a sapere che il vero cognome del marito è Macallan. Tornata a Londra, decisa ad andare fino in fondo, scopre che anni addietro Eustace è stato accusato di aver avvelenato la prima moglie ed è stato assolto per insufficienza di prove. Per salvaguardare il suo matrimonio, Valeria s’improvvisa detective: è convinta dell’innocenza del marito e determinata a ristabilire la verità. Si troverà così ad affrontare problemi ritenuti “inadatti a una donna”, riuscendo a venirne a capo e dimostrando la fondatezza delle proprie azioni, che tutti stigmatizzavano come folli e avventate.
Strepitoso ritratto di una donna che non esita a opporsi ai modelli e alle regole della società vittoriana, La Legge e la Signora è una narrazione coinvolgente e di grande fascino da leggere – come ogni romanzo di Collins – tutto d’un fiato.
«I romanzoni di Wilkie Collins sono viaggi irresistibili: agganciano subito il lettore, che quando parte non riesce più a fermarsi»
Leonetta Bentivoglio
«Wilkie Collins è famoso, nei manuali di letteratura, per avere scritto nel 1868 il primo giallo. Ma non eccelle solo nella suspense. È anche uno scrittore di sentimenti. Ed eccelle nella pittura dei personaggi».
Antonio D’Orrico

Buongiorno a tutti cari lettori, finalmente ritorno con una recensione. Vi dico fin da subito che per il primo del mese salterà la CineRecensione e il motivo è semplice: di film ne ho visti, ma nessuno che mi ispirasse un intero articolo o delle particolari riflessioni. Quindi, appuntamento al 15 con la nostra chiacchierata cinematografica.

Altra informazione di servizio. Purtroppo, a causa di un imprevisto, mi ritrovo parecchio impegnata la sera (momento in cui mi dedico al blog). La situazione non promette di sistemarsi, motivo per cui ultimamente il blog ha stentato un po' ad andare avanti (in generale, non si può dire che sia un momento vitale per il mio Labirinto). Come ogni volta, mi riprometto di impegnarmi maggiormente, e lo vorrei davvero, ma ho paura di non riuscire a mantenere questo mio proposito. Motivo per cui mi limito a rassicurarvi che no, non ho intenzione di sparire. Cercherò di impegnarmi il più possibile ma non vi posso garantire nulla.
Concluse le faccende meno simpatiche, eccovi la mia recensione.
Wilkie Collins per me è una garanzia. Ho cominciato con La donna in bianco e me ne sono innamorata pazzamente (anche grazie alle meravigliose cover della Fazi, che sono una gioia per gli occhi). Ogni volta che questa interessantissima casa editrice ci propone un nuovo lavoro di Wilkie Collins, io l'acquisto subito. E così ho fatto anche con La legge e la signora. Però l'ho lasciato sullo scaffale per mesi (nulla di nuovo insommaxD), finchè non ho scoperto che la ripubblicazione di Basil è imminente (*-*) e ho sentito la necessità di leggere questo volume.
Come forse ricorderete, quello che è considerato il capolavoro di Collins (La pietra di Luna) mi aveva un po' delusa, forse per le aspettative troppo alte. Ecco, questo nuovo titolo su cui non avevo mai letto nulla di particolare, invece, mi ha completamente stregata, scalando rapido la classifica e piazzandosi subito sotto la fenomenale accoppiata La donna in bianco/Armadale.
Ancora una volta ci troviamo davanti a un mistery e l'ambientazione è sempre un'Inghilterra un po' gotica. Valeria, fresca sposa di Eustace, si ritrova a dover scavare nel passato di suo marito e, in seguito a una sconvolgente scoperta, dovrà mettersi in gioco per chiarire ciò che vi è di irrisolto, pena l'infelicità.
Vorrei provare ad essere il più concisa possibile, per non annoiarvi troppo.
Ad avermi colpita  in modo particolare in questo romanzo sono alcuni aspetti.
Innanzitutto, la protagonista. 
Wilkie Collins ci delizia sempre con personaggi femminili assolutamente originali e, soprattutto, degni di nota. Davanti al mistero Valeria non si tira indietro; davanti a scoperte inimmaginabili non si perde d'animo; davanti a sfide che hanno sconfitto uomini (in un periodo dove le donne avevano l'unico ruolo di essere belle) lei persevera e porta alla luce la verità. In questa sua impresa si incontra e scontra con vari personaggi, ma uno in particolare è riuscito a spiccare fra tutti e a conquistarsi, nonostante tutto, la mia simpatia: Miserrimus Dexter, mezzo uomo e mezzo macchina - com'è descritto -, nato privo delle gambe. Personaggio assolutamente sopra le righe, talvolta animalesco, talvolta femmineo; scaltro, magnetico, folle. Nel libro la sua è una personalità ambigua che si protende e oscura tutta la seconda metà della narrazione e Valeria dovrà fronteggiare questa presenza tentacolare e inafferrabile. Preda lei stessa di sentimenti contrastanti (da una parte prova repulsione, dall'altra un'istintiva simpatia e compassione), Valeria cambia continuamente idea su di lui, ma non può non rimanerne affascinata e, talvolta, quasi soggiogata. Che differenza - mio parere - con l'insipido marito!
Ebbene si, nonostante Valeria lo ami alla follia (e quante volte rende partecipe il lettore della sua totale devozione a Eustace!), Eustace è noioso a essere gentili. Ciò che emerge dal suo passato, sebbene non smuova Valeria di un millimetro, l'addolora comunque. E il lettore stesso, nonostante Valeria cerchi di addolcire la pillola, non potrà più leggere di Eustace con gli stessi occhi. A mio parere si è trattato di un personaggio odioso, l'eroe imposto quando sbiadisce alla sola ombra dei veri protagonisti: l'intraprendente Valeria e il magnetico Miserrimus.
Ciò che più mi è piaciuto di Valeria è che - nonostante qualche commentino un po' sessista lanciato da Wilkie - è assolutamente moderna. Sfida le convinzioni e si mette contro gli amici (addirittura contro il marito!) per portare a termine l'obiettivo che si è preposta. E se inizialmente è solo in funzione di Eustace che si imbarca in questa impresa, con il passare del tempo le cose cambiano: non è più solo per Eustace, è per lei stessa. La sua diventa una sfida al mondo e a sè stessa: dimostrare che ce l'ha fatta, nonostante tutto e tutti. E per portare fino in fondo la sua decisione, si espone a critiche feroci e a offensive incredulità. Mi è piaciuta l'ostinazione di Valeria e anche il suo buon cuore, perchè sotto quella sostenutezza tipica degli inglesi c'è un animo sensibile, come si dimostra nei suoi rapporti con Dexter.
Con Dexter Collins affronta una tematica molto importante: quella della disabilità. Come dicevo, Dexter è nato senza gambe e da sempre pende sulla sua testa la minaccia della follia. Il suo temperamento instabile è destinato a naufragare, prima o poi, nel delirio. Ora, bisogna tener conto del periodo in cui è stato scritto il romanzo, ovviamente. Dexter è definito a più riprese mostruoso, ma credo che la vera deformità che colpisce i personaggi sia quella della mente, più che quella del corpo. Il carattere sopra alle righe di Dexter, infatti, se da un lato può rivelarsi ammaliante, è comunque molto inquietante, perfino un po' spaventoso. Se nella vita dovessi trovarmi davanti un uomo del genere, non so come reagirei. Lo stesso accade nel romanzo, dove i personaggi si sentono minacciati dall'instabilità di Dexter e si irrigidiscono di conseguenza.
Sullo stile di Wilkie Collins non c'è molto da dire. Le sue erano narrazioni un po' noir, gotiche, intrecciate con il mistery e, spesso e volentieri, con la superstizione: sogni premonitori, segni nefasti. Nei suoi libri espedienti simili sono all'ordine del giorno, e mi rendo conto che potrebbero non piacere a tutti. Io le apprezzo (tanto più che mi ricorda le mie amate sorelle Bronte*-*), trovo che diano quel tocco di esotismo alla narrazione.
La legge e la signora - come La pietra di Luna - è un romanzo che si occupa soprattutto della parte propriamente di indagine, tralasciando altri argomenti più sociali e che nei suoi romanzi - con uno sviluppo più o meno importante - troviamo sempre. La prossima pubblicazione, Basil, mi sembrerebbe più improntato, invece, su tematiche meno "di genere", diciamo. Vi saprò dire sicuramente, perchè io per ora ho amato ogni suo lavoro e non vedo l'ora di acquistare anche il prossimo.

Virginia