martedì 19 settembre 2017

CineRecensione#12: You are beautiful

Anno: 2009
Episodi: 16
Categoria: KDrama

Gemma è una suora in procinto di prendere i voti che si ritroverà a doversi spacciare per il proprio fratello gemello (temporaneamente bloccato in America) e a prendere il suo posto come membro di una famosissima boy band: gli A. N. Jell.



Buongiorno a tutti e buon martedì! Come vi avevo preannunciato nell'ultimo post, oggi si torna al lavoro con una CineRecensione, quello che sta diventando uno dei miei post preferiti perchè sono davvero poche le persone con cui posso parlare di drama e una delle comodità di avere un proprio blog è che... Be', posso parlare di quello che voglio. Se poi qualcuno è interessato a leggerlo è però un altro paio di manichexD
Ma a parte questo, oggi vi parlo di uno di quei drama che è considerato "storico", nel senso che non puoi vedere kdrama e non vedere anche un questo, un giorno o l'altro. Per parte mia, lo trovo anche perfetto per iniziare perchè è un perfetto mix di tutto e, sopra ogni cosa, ho notato che è uno di quei drama che mette d'accordo un po' tutti. A differenza di altre serie più controverse (Boys over flowers, un nome su tutti, che è amato e odiato con pari fervore), You're beautiful piace davvero a quasi tutti e questo, secondo me, perchè riesce a mettere in scena risate, lacrime, una bellissima storia d'amore e una ost che non ti scordi più.
Ma eccovi una recensione un po' più approfondita!

Uno dei motivi per cui ho amato tanto questo drama è per l'attrice protagonista, Park Shin Hye. Conosciuta con The Heirs, nonostante non avessi amato il personaggio avevo comunque apprezzato l'interpretazione dell'attrice e,vista la sua grandissima fama in patria, ero davvero curiosa di vederla in azione in qualche altro ruolo.
Dal primo momento in cui l'ho vista in You're beautiful, ho capito di avere davanti una ragazza capace di fare il suo lavoro. Se non avessi saputo di avere davanti la stessa persona, non ci avrei creduto! Qui Park Shin Hye non cambia solo l'aspetto fisico, ma si cala talmente bene nel ruolo da apparire davvero un'altra persona. Se la protagonista di The Heirs, Eun Sang, è infatti una ragazza cinica e dura, Mi Nam/Mi Nyu è invece ingenua e un po' tonta e lo trasmette in maniera lampante fin dalle buffissime espressioni facciali. 
Lo stesso personaggio mi è piaciuto molto. Nonostante Mi Nam sia a volte davvero ingenua ai limiti del paranormale, trasmette anche molta tenerezza. Non fa altro che cacciarsi in un guaio dopo l'altro e il suo amore per Tae Kyung è talmente puro e disinteressato che non si può davvero non parteggiare con lei. E così dopo le risate - e quante risate! - dei primi episodi, con il proseguire della storia e l'emergere di sentimenti inaspettati il tono si fa più serio.
Vi ho nominato Tae Kyung. Ora ve lo mostro: eccolo qui a lato, con la sua tipica espressione contrariata. Non so voi ma io sono morta dalle risate ogni volta che la tirava fuori - ed è successo spesso, poco da dire. L'interpretazione dell'attore mi è piaciuta molto, ho trovato che riuscisse davvero a creare un personaggio. Tae Kyung è indisponente, spesso antipatico e pieno di allergie. Per questo l'ho amato. Per questo e per la sua straordinaria intensità, che ovviamente in foto non traspare. Questo attore, che vedevo amato da tutte, davvero non mi ha detto nulla (anzi, l'ho sempre trovato bruttarello) finchè non l'ho visto recitare. Ecco, lì ho capito perchè tutte le spettatrici lo amino: perchè è intenso. In molte scene mi è quasi sembrato di avvertire fisicamente il suo sguardo su di me. La sua capacità poi di alternare momenti incredibilmente comici ad altri profondi è ciò che mi ha colpita e affondata del tutto. E basta, dopo Lee Min Ho (*-*) ho trovato la mia seconda crush coreana: Jang Geun Suk. Sono molto curiosa di scoprire se questa intensità pazzesca è solo frutto di una grande chimica con Park Shin Hye o se è una sua specifica caratteristica.


I due protagonisti non hanno nulla in comune. Lui la odia già per partito preso: il suo ingresso nel gruppo è un'imposizione, perchè Mi Nam pare abbia una voce più adatta di lui a cantare la nuova canzone degli A. N. Jell. Da parte sua, Mi Nam è terrorizzata: passa dall'essere sul punto di prendere i voti a fingere di essere il suo fratello gemello, membro di una boy band! Con la sua goffaggine, poi, non fa che combinare un guaio dopo l'altro e questo basta a far perdere definitivamente la pazienza a Tae Kyung.
La relazione che viene a svilupparsi fra i due è meravigliosa. Mentre li guardavo, avevo costantemente gli occhi a cuoricino, mi sono davvero sentita coinvolta da questa coppia così imperfetta. Imperfetta perchè lo sono entrambi e incappano in un sacco di incomprensioni. Ma ciò che mi ha davvero colpito è che, nonostante dei due sembri Tae Kyung il più forte, in realtà è Mi Nam la roccia della coppia, lei che si sacrifica sempre per lui e che si prende letteralmente in carico la sua felicità, nonostante una situazione che, procedendo con le puntate, diventa sempre più ingarbugliata, anche a causa della dolorosa e complicata situazione familiare di Tae Kyung (non vi dico altro, per non fare spoiler).


A dare un valore aggiunto al drama sono poi gli altri due membri della band: da sinistra a destra, Shin Woo e Jeremy. Entrambi instaurano una propria relazione con Mi Nam, che ha dato luogo a varie scene divertentissime e ad altre più tristi. Ammetto di non aver amato troppo l'attore che ha interpretato Shin Woo: l'ho trovato freddo e poco espressivo, ma il personaggio mi ha sicuramente conquistata e lo stesso si può dire per molte altre spettatrici. In effetti, il successo avuto dall'accoppiata Mi Nam/Shin Woo è stato talmente grande che gli attori sono stati coinvolti in un altro drama, Heartstrings, e ammetto di essere piuttosto curiosa di vederlo, anche soltanto per poter dare un'altra possibilità all'attore.
Questo drama, a mio parere, ha un solo grande difetto: il finale. 
L'ho detestato.
Chiariamoci, i drama coreani hanno spesso e volentieri dei finali poco efficaci, ma di solito riesco a passarci sopra piuttosto tranquillamente. In questo caso NO, anche perchè con "finale" intendo poi le ultime puntate, quando gli avvenimenti hanno preso una piega che mi ha molto contrariata e che, a mio parere, è stata tirata fuori per tirare la storia ulteriormente per le lunghe, arrivando addirittura a snaturare il personaggio di Tae Kyung, che io ho amato così tanto. Dopo attenta riflessione, ho deciso di rimuovere dalla mia mente le ultime puntate e di conservare il ricordo di un drama bellissimo che mi ha fatta ridere e commuovere e a cui ripenso ancora adesso, a più di una settimana dalla conclusione.
Infine, non posso recensire un drama senza riportarvi almeno l'ost più significativa (se ce ne sono state, ovviamente!). Questo drama in particolare è famoso anche per la sua ost, che ritorna in tutta la vicenda e che altro non è che la canzone scritta da Tae Kyung e assegnata poi a Mi Nam.
Ve la lascio qua sotto, perchè è bellissima e la sto ascoltando a ripetizione da una settimana*-*




Vi metto anche questo video che ho trovato su youtube e mi piace un sacco*-*



E per oggi vi saluto:)

Virginia









giovedì 14 settembre 2017

Oggi parliamo di... MANGA#1: Questo non è il mio corpo di Moyoco Anno

Titolo: Questo non è il mio corpo
Autore: Moyoco Anno
Casa editrice: Kappa Edizioni
Serie? No, autoconclusivo

Noko Hanazawa è una giovane "office lady" con un'ossessione per il cibo. Di fronte a qualsiasi problema, dalle angherie dei superiori alle offese dei ragazzi, Noko reagisce mangiando compulsivamente, fino a dimenticare ogni cosa. Per Saito, il suo ragazzo, il fatto che Noko sia sovrappeso non sembra un problema. Un giorno però, Noko scopre che Saito ha una relazione con una collega di ufficio, e decide di dimagrire per riconquistarlo, ma le cose sono molto diverse da come sembrano. Una storia d'amore densa, insinuante e a tratti sgradevole nello sua crudezza, ma venata d'ironia. Il racconto della lotta quotidiana tra il bisogno psicologico di nutrimento e il desiderio di essere magri fino a scomparire.

Buongiorno a tutti! Oggi torno sul blog con una novità. Dopo anni in cui non mi sono mai approcciata al genere, finalmente ho letto un manga.
Per prima cosa, qualche precisazione. 
Non ho mai letto manga non per pregiudizio ma per questioni di tempo e di soldi. Di tempo perchè ero fin troppo assorbita dai libri e dalla vita quotidiana per farci entrare pure i manga; di soldi perchè ogni centesimo era sacrificato in tributo all'altare della lettura e pensare di spendere anche solo 5 euro (perchè in genere sono questi i prezzi) per un'opera che avrei letto in 30 minuti al massimo mi disturbava.
Ma tant'è. Ora che la mia giornata è DECISAMENTE più piena (drama e serie tv*-*), ho cominciato a sentire il bisogno di espandere i miei orizzonti artistici. E fu così che mia sorella, dopo mesi a sentirmi blaterare, ha deciso di tagliare la testa al toro e di regalarmelo lei un manga per il mio compleanno. Tenete conto che lei è inesperta quanto me in questo campo, quindi il manga che mi ha poi preso è stato scelto sostanzialmente a naso, ispirata da recensioni e trama. E, ovviamente, seguendo l'unico dogma: doveva essere autoconclusivo.
Mi sono dunque trovata questo fumetto tra le mani e il giorno dopo l'ho letto.
Eccovi dunque la mia recensione, in quella che spero sarà una nuova rubrica - magari non attivissima ma nemmeno dimenticata come altre (VERGOGNA) - sul blog.


Questo che potete vedere è il tratto. Io non sono esperta, ma credo che si distanzi discretamente dallo stile canonico degli shoujo (*manga di genere romantico e indirizzati a un pubblico essenzialmente femminile). Se dovessi inquadrare questo manga in un genere letterario (non lo ripeterò mai abbastanza, sono ignorante in questo campo!), sarebbe la letteratura moderna. 
Quando ho iniziato a leggere, credevo che il tema trattato sarebbe stato quello dell'anoressia. Leggendo, però, mi ci è voluto poco per capire che la storia che mi si stava delineando davanti agli occhi era molto più torbida e contorta di quanto avessi immaginato.
La protagonista, Noko, mangia. Quando sta male, quando l'angoscia, la solitudine e il disprezzo di sè la travolgono, mangia. Mangiando è come se ricacciasse sempre più in fondo al suo stomaco tutte le emozioni negative; come se potesse morderle, triturarle, fagocitarle. Farle sparire. Il grasso che le ricopre il corpo è una barriera. Come dice lei stessa, è come se ne fosse intrappolata; allo stesso tempo, è come se la proteggesse da tutto ciò che non va nella sua vita. Ed è tanto. A partire dal lavoro. Noko lavora in un ufficio e, a causa del suo aspetto non convenzionale e "sgradevole", è il capro espiatorio del capo e di tutti i suoi colleghi; il fidanzato storico - sono assieme da 8 anni - la maltratta e la fa sentire sempre inadeguata, intrappolandola in un ricatto emotivo che sembra senza via di uscita: il disprezzo contro la solitudine. Perchè Noko non ha neanche amici. O meglio, gli unici contatti che ha sono le colleghe di lavoro: magre, belle, raffinate. Per loro Noko è più uno svago, un animaletto: talvolta da accettare, più spesso da deridere. E Noko subisce tutto. L'unica vera spia di malessere è il suo compulsivo attaccamento al cibo, che le porta il disprezzo e il disgusto dei suoi conoscenti.
In questo manga, il tema dell'anoressia non è quello centrale, nonostante le premesse. Il vero significato di questa storia - e forse di tutte le storie che ci parlano del disprezzo verso sè stessi - è riassunto nel titolo: Questo non è il mio corpo. Perchè il corpo di Noko non le appartiene. Che sia grassa o magra, ogni volta obbedisce ai dettami di qualcun'altro: del fidanzato, che la vuole grassa per sentirsi su un piano superiore a lei e cibarsi della sua insicurezza, o dei colleghi, che la vogliono magra per questioni estetiche. Della società tutta, più in generale, che impone un modello, spesso irraggiungibile. Il nostro corpo non ci appartiene perchè lo viviamo sempre in relazione a qualcun'altro.
Un altro tema si va però a intrecciare a questo: quello dell'identità, in primis, e infine della felicità. Noko è un personaggio con cui è difficile empatizzare: è una vittima nata. Non riesce a reagire ai soprusi e, anche davanti alle crudeltà più immotivate, invece di alzare la testa e reagire si piega, si fa piccola. Somatizza il male che ha dentro, lo trasforma in grasso. Nel momento in cui tutta la sua esistenza - per quanto misera - sembra crollarle addosso, riesce finalmente a prendere una decisione: dimagrire, a qualunque costo. Perchè la sua idea di felicità è inevitabilmente connessa a un corpo magro. Perdendo peso Noko non cerca la bellezza: cerca l'accettazione. Nel momento, però, in cui perderà peso, capirà che nulla è cambiato: il fidanzato la tratta peggio di prima, sul lavoro la situazione non è migliorata di una virgola. La felicità che cercava è lontana come lo era prima, perchè finalmente capisce che non è mai dipesa da un numero su una bilancia. Il peso - e l'anoressia dopo - non è che il sintomo di un malessere molto più radicato e profondo. Ma il rendersene conto - e comunque ci vorrà buona parte del manga - non è la conclusione felice della vicenda, perchè è come se Noko continuasse a vivere nell'inadeguatezza e nell'insicurezza. Prima aveva un obiettivo, una risposta. Adesso perfino questa sicurezza è crollata e non le rimane altro - di nuovo - che il cibo, che in un modo o nell'altro continua ad essere lo sfogo del suo male: prima quando abbondava e dopo quando se ne privava. In ogni caso, in tutto il manga è come se Noko si dibattesse alla ricerca di un'identità, di qualcosa in cui definirsi che non sia un'etichetta esterna ("grassa" o "magra"). Se, infine, ci sia riuscita o meno lo lascio scoprire a voi.
La vicenda di Noko si arricchisce con pochi ma determinanti comprimari. Su due in particolare vorrei concentrarmi: il fidanzato, Saito, e una collega, Mayumi.
Saito, come ho già scritto, è il fidanzato storico di Noko. La loro è una relazione malata e morbosa, che vede Saito usare Noko come sfogo delle sue frustrazione. Figlio unico e orfano di padre, Saito vive ancora con la madre: una donna che lo avvilisce continuamente, che lui quasi odia, ma con la quale ha instaurato a sua volta una relazione morbosa. Noko diventa per lui essenziale per ristabilire un senso di superiorità per un uomo che si sente un fallito. Nonostante sia un bell'uomo e la sua attenzione si concentri sulle belle ragazze, gli unici legami che riesce a stringere sono con donne con le quali si sente al sicuro, che può essere lui a rifiutare e a far sentire delle nullità. Noko è la donna perfetta, in quest'ottica. Accecata dalla sua bellezza, dall'incredulità di aver ottenuto l'attenzione di un uomo del genere, accetta i maltrattamenti e le umiliazioni, pronta a tutto pur di non essere lasciata sola. L'effettiva fragilità di Saito esplode nel momento in cui Noko inizia a dimagrire. Questa sua presa di posizione così forte lo mette in crisi e scatena il suo odio. Sente di non poterla più controllare e quindi Noko esaurisce per lui tutta la sua utilità.


Personaggio del tutto differente è Mayumi, che nel corso della storia veste panni quasi satanici. Lei è una collega di Noko, ma non una qualsiasi: è una capobranco, è la più bella e sicura di sè del gruppo, la più sfrontata e la più cattiva. Il suo segreto è quello di sembrare buona e dolce, ma la sua vera personalità viene fuori nel giro di poche pagine. Mayumi vive del confronto con persone come Noko: si nutre della sua infelicità e insicurezza e se ne rafforza. Di più: come dirà lei, odia le persone brutte. Perseguitare e distruggere Noko diventa così quasi una missione, soprattutto nel momento in cui quest'ultima cerca di riemergere dal limbo in cui è sprofondata. Le angherie di Mayumi diventano sempre più crudeli, fino a un livello che ha quasi dell'incredibile. Ma ciò che colpisce davvero di Mayumi è il ruolo che le viene affidato. Uno dei messaggi più forti e disturbanti del manga è che, in un mondo dominato dall'apparenza, la bellezza è garanzia di opportunità e trattamenti migliori. Ancora di più: direttamente dagli antichi greci, ancora un bell'aspetto diventa sinonimo di una bella personalità. Chi è bello può essere un diavolo ma nessuno ci crederà mai del tutto, nemmeno davanti all'evidenza. Come dirà Mayumi a Noko, è molto più facile attribuire azioni squallide a persone brutte. 
Ciò che più mi ha colpita è che il finale del manga, nonostante per certi aspetti possa sembrare positivo, in realtà non lo è per nulla. Nonostante la vittoria, si avverte un senso di sconfitta, di non concluso. Come sempre nella vita, aggiungo io.
Mentre leggevo, mi è venuta in mente un'autrice e un suo titolo in particolare. Ne parlo perchè i temi e le atmosfere buie e malate mi hanno fatto pensare più volte e con insistenza proprio a lei. Sto parlando di Grotesque di Natsuo Kirino, uno dei libri cardine della mia adolescenza, un malloppone di 800 pagine di puro dolore, quasi disgusto. Se avete letto questo manga e vi è piaciuto; se non leggete manga ma queste tematiche vi interessano; se cercato un libro crudele, io ve lo consiglio caldamente.
Detto questo, ho amato questo manga e ne sono rimasta enormemente colpita. Non mi aspettavo questo genere di storia e come vedete ne sono nate parecchie riflessioni. Adesso vorrei continuare questo mio viaggio in questo altro tipo di narrazione e, in attesa del Lucca Comics&Games, raccoglierò in giro informazioni per decidere con quale altro manga proseguire. Avete consigli da darmi? Siete appassionati di manga? Fatemi sapere nei commenti, che sono molto curiosa al riguardo.
Ci sentiamo la settimana prossima con una CineRecensione!

Virginia

lunedì 11 settembre 2017

Recensione: Il giardino delle delizie di Joyce Carol Oates

Titolo: Il giardino delle delizie
Autore: Joyce CArol Oates
Traduttore: Francesca Crescentini
Casa editrice: Il Saggiatore
Numero di pagine: 520
Formato: Cartaceo

Campi di segale sotto il sole abbacinante dell'Arkansas. Le mani strappano i frutti dalla terra, la terra prude e si mangia le mani. I braccianti arrancano nel meriggio insieme ai cavalli e il sogno americano è un abbaglio nell'afa, una zacchera di fango sulla schiena, un canto di nostalgia e speranza spezzato dalle spighe del grano. Clara è la figlia di due contadini e trascorre l'adolescenza a correre tra gli odori aspri ed erbosi delle piantagioni, e a rubacchiare oggetti insignificanti nei negozi per divertimento e noia. Vagheggia un futuro di emancipazione, ricchezza e amori idilliaci; fantastica di evadere dalla promiscua violenza del suo mondo provinciale gettandosi con abbandono in ogni avventura: prima con Lowry, fascinoso e ribelle apolide che la strappa alla famiglia e l'abbandona subito dopo averla ingravidata; poi con Revere, facoltoso uomo già sposato che Clara seduce in cambio di una promessa di stabilità economica; infine con suo figlio Swan - l'ennesima speranza di riscatto, l'estrema illusione di una riscossa impossibile -, destinato però a diventare un uomo violento e autodistruttivo e a far naufragare anche gli ultimi sogni della madre. Primo capitolo dell'Epopea americana di Joyce Carol Oates, "Il giardino delle delizie" racconta l'America proletaria degli anni Cinquanta e Sessanta, l'America white trash, avida di scalate sociali e rivincite, cianotica per i pugni incassati dai bastardi nelle bettole e dalla vita. Manescamente sordida, fumeggiante e sognatrice. Attraverso gli occhi di una ragazza fragile e bellissima, straziata dai desideri e dai demoni sociali ereditati, Oates tesse una storia di abusi e violenze, un ritratto realistico di quella impetuosa fiumana americana che travolge e annega i suoi figli, attirandoli ai margini dell'esistenza, senza possibilità di ritorno, nel miraggio di un paradiso terrestre, un giardino delle delizie che si rivela, alla fine, una terra desolata.

Come promesso, inauguro la settimana con la recensione della mia ultima lettura. E che lettura! Finalmente ho fatto la conoscenza con una delle penne più famose d'America: la prolifica Joyce Carol Oates. Attirata da questa Epopea americana in 4 volumi che il Saggiatore ha portato in Italia, mi sono buttata su un romanzo che mi aspettavo impegnativo ma che è riuscito a sposare una trama impegnata e dolorosa con uno stile scorrevole.
Durante questa lettura due mi sono parse le maggiori tematiche affrontate nella prospettiva di un'America degli inizi del Novecento: la condizione della donna e le fortissime disparità sociali, temi che a un certo punto si fondono nel personaggio di Clara, filo rosso di tutta la vicenda, protagonista di un libro mai a lei del tutto dichiarato. I nomi che intitolano le tre differenti parti sono infatti quelli dei tre uomini più importanti della sua vita: Carleton, il padre; Lowry, l'amore della sua vita; Swan, il figlio.
Tutto il libro è incentrato su una ricerca di riscatto di Clara. Lei che è "spazzatura bianca": non è nera ma vive nelle stesse condizioni di quelli di colore e così la sua famiglia e quelle degli altri braccianti. Non posseggono neanche un brandello di terra ma vivono di essa. Fin dalla più tenera età lavorano nei campi, vi si spezzano la schiena, vi invecchiano precocemente; la terra è testimone del fiorire delle loro speranze e del loro rapido morire nel giro di pochi anni, quando i sogni per il futuro diventano una massacrante quotidianità. Vive in catapecchie cadenti e sporche questa "feccia bianca". Non sanno quasi leggere, sono imbruttiti e sfiancati dalla vita che conducono e il germe della follia cova sotto alla determinazione prima e alla disperazione poi. E così la madre di Clara, sfiancata dalle innumerevoli gravidanze, perde prima la bellezza, poi la gioia, poi la ragione; e come lei tutte le altre donne. È un'umanità rabbiosamente animalesca quella della Oates. I bambini crescono fin troppo in fretta e diventano adulti quasi analfabeti, non potendo frequentare con continuità la scuola e abbandonati con disprezzo da una società che li percepisce come irrecuperabili.
In questo contesto nasce Clara. Fra le bestemmie, il lavoro che spacca le ossa e l'amarezza di una vita che non è all'altezza delle aspettative. E da questo cerca disperatamente di scappare. Lowry rappresenta la sua via di fuga, il ponte per un'esistenza diversa. Ma anche Lowry è solo l'ennesimo sogno che non può realizzarsi. Revere, invece, è la roccia solida a cui appoggiarsi, è lui che può donarle le chiavi di quel giardino delle delizie che Clara ha sempre invidiato. Un giardino che, ovviamente, si rivela molto meno perfetto di quanto le apparisse da fuori.
Come dicevo, un altro dei temi che mi ha colpito è quello della condizione femminile. In una realtà priva di riscatto, l'unico modo per fuggire, per Clara, è legarsi a un uomo. Prima il padre, poi Lowry, poi Revere. In tutti i casi, i sacrifici richiesti sono durissimi: una silenziosa acquiescenza, un'assoluta mancanza di volontà (soprattutto nel caso di Revere). Come astutamente nota Clara, non sono le donne che strillano e pretendono che alla fine ottengono ciò che vogliono, ma quelle che sono accondiscendenti, che non discutono mai, che non contrariano mai. Una realtà amara che sto ritrovando anche nella mia attuale lettura, di cui vi parlerò sicuramente in futuro.
Piuttosto significativa, in questo senso, è senz'altro la figura dell'anonima moglie di Revere. Una donna che sa dell'amante ma che non può fare nulla. Questo era uno dei destini per noi donne: l'impotenza. La condanna a dover sempre chinare la testa davanti alle decisioni di un uomo, chiunque egli sia. Una constatazione amara, in un'epoca dove ancora le donne che protestano contro i maltrattamenti sono guardate con disprezzo da molti uomini e schernite perfino da altre donne.
Come si può intuire, il libro mi è piaciuto. Primo romanzo di un'epopea ambiziosa che mira a descrivere l'America del Novecento e ad esplorare le diverse condizioni sociali e umane cui essa ha dato luogo.
Libro consigliatissimo. Personalmente non vedo l'ora di leggere i seguiti.
E voi? L'avete letto o conoscete altri lavori della Oates?

Virginia

venerdì 8 settembre 2017

Anteprima: Sei il confine della mia pelle di Antonietta Mirra

Titolo: Sei il confine della mia pelle
Autore: Antonietta Mirra
Casa editrice: Self-publishing
Pagine: 262
Data di uscita: 11 settembre
Link d'acquisto:https://www.amazon.it/dp/B075CL95PF
 Aggiungi su Goodreads:  https://www.goodreads.com/book/show/36184484-sei-il-confine-della-mia-pelle

Alexandra vive per il fratello malato e lotta contro la madre che non sa cosa significhi prendersi cura dei suoi figli. Quando trova lavoro come ballerina presso il Devil’s Night, il locale più esclusivo di Manhattan, è convinta che con i soldi che guadagnerà, riuscirà a salvare David dalla sua dipendenza. È l’unica cosa che le interessi davvero, almeno fino a quando… non incontra lui.
È bello da fare male e i suoi occhi verdi e profondi la incatenano ad un sogno proibito che non può permettersi di desiderare. Alexandra scopre che è un cliente abituale e… sa che non può essere suo.
Lui la incuriosisce, l’attrae in un modo disatteso e spiazzante, lui sembra la luce in tutto quel buio di sporco e di sofferenza… Lui si chiama Blake e da oggi sarà la sua dannazione.
Blake è un uomo abituato a nascondersi, alla solitudine e al silenzio.
Eppure quando incontra Alexandra, vorrebbe strapparsi la maschera che è costretto ad indossare e farla sua, mostrandole chi è realmente.
Ma non può.
Nemmeno quando un uomo dagli occhi di ghiaccio, potente e disarmante, irrompe nelle loro vite, minacciandone la libertà.
In un crescendo di avvenimenti, di scontri e di scelte inesorabili e dolorose, i due protagonisti si ameranno e si odieranno, si cercheranno e si faranno del male, si feriranno e si nutriranno l’uno del dolore dell’altra in un turbine passionale che non farà altro che rendere indissolubili i loro corpi come le loro anime. L’amore scoppierà, incatenerà e rapirà bruciando la pelle e superando ogni confine.
Alexandra e Blake dovranno combattere contro chi li vuole separare, contro chi minaccerà le persone che amano e contro se stessi perché il loro amore è talmente forte e famelico e feroce da rischiare di divorarli. Troveranno un equilibrio sopra la follia?

«La sua pelle distrugge ogni confine, il tocco delle sue mani risana il mio mondo.»

Cari lettori, bentornati. No, non sono morta, sono solo stata travolta da tutta una serie d'impegni che mi hanno tenuta lontana dal blog e dalla blogosfera. L'università sicuramente non aiuta, e se ci si aggiunge tutta un'altra serie di piccoli impedimenti... Finisce che il blog si prende una seconda vacanzaxD
Se sono qui, però, è per riprendere la mia attività di scribacchina della domenica. Sappiate che ho già qualche recensione (e CineRecensione muahahah) in serbo per voi, ma ho voluto riaprire i battenti con la segnalazione della prossima uscita del nuovo libro di Antonietta Mirra, blogger a sua volta e promettente autrice, che lo scorso maggio ha esordito con un romanzo dalle tinte oscure, Ogni notte vengo da te. Il libro che vi presento oggi è più soft, un romance più convenzionale, se ho ben capito, e con una cover decisamente accattivante.
Vi posto qui qualche estratto:

" Due occhi profondi e distanti mi inchiodarono nel punto esatto in cui ero, togliendomi ogni forza. Erano rapaci, suggestivi, inusuali. Attraverso la poca luce che ci circondava, sembravano splendere ammaliatori e ingannevoli. Si fissarono su di me per un tempo che mi parve infinito fino a quando piegò leggermente la testa di lato come se stesse guardando qualcosa di strano e di incomprensibile.
Me.
Strinse impercettibilmente gli occhi come se volesse mettere a fuoco più dettagli possibili e senza smettere di guardarmi si portò il bicchiere alle labbra, bevendone, in un unico sorso, tutto il contenuto. Solo allora mi accorsi della barba, scura e folta che gli incorniciava quelle labbra che con un gesto istintivo della mano, si pulì, passandoci il dito.
Non riuscivo a muovermi, non potevo fare un solo passo, i suoi occhi mi inchiodavano a lui come un incantesimo. Mi stavano risucchiando e li sentivo scorrere sulla pelle come se fossero mani in cerca di qualcosa. Cosa stavano cercando?
Quello sguardo sapeva di pericolo, di qualcosa di ambiguo che ti ansima dentro e che ti chiede di soddisfarlo. Uno sguardo così terribile da essere marmo e velluto nello stesso dannato istante.
Come si sopravvive all’impenetrabile che ti penetra dentro?"

"Diedi un ultimo sguardo al pubblico e poi chiusi gli occhi, immergendo le mani nei capelli ed alzandoli con fare voluttuoso e sensuale, abbassandomi leggermente e mettendo in bella mostra il mio culo che ormai il vestito copriva a malapena. Sentii subito le esclamazioni di approvazione e quelle che mi incitavano a continuare su quella strada.
Lasciai andare i capelli e con le mani iniziai ad accarezzarmi il corpo, facendole scivolare tra le gambe e percorrendole dall’interno, sopra il vestito, fino a raggiungere le caviglie, per poi risalire, alzando vistosamente l’abito e scoprendo parte della carne.
Fu quando aprii nuovamente gli occhi che mi scontrai con uno sguardo che mi raggelò all’istante.
E allo stesso tempo mi bruciò come le fiamme dell’inferno venute a reclamarmi.
Blake mi osservava dal fondo della sala, avvolto da un’oscurità magnetica, conturbante, spaventosa, ma così terribilmente eccitante. I suoi occhi dardeggiavano nei miei, erano incandescenti, imperiosi, ma anche caldi e letali. La sua espressione era seria e pericolosa, era un animale che aveva adocchiato la sua preda e non aveva nessuna intenzione di lasciarsela scappare.
Sentivo l’odore del suo odio, lui voleva farmelo sentire, voleva che capissi che mi odiava per quello che gli avevo detto e per il modo dannato in cui mi voleva.
Totalizzante e primordiale, avido e vorace.
Mi guardava come se la sua voglia di me giungesse dalle caverne più buie e nascoste, dagli antri più silenziosi ed inquietanti, dai recessi più perversi dell’anima.
Quanti anni hai, stasera?
Quanti me ne dai, bambina?"

Come si può notare bene da questi estratti, lo stile di Antonietta è diverso da quello del suo precedente romanzo, che per me ha i tratti di una vera favola gotica e uno stile poco convenzionale. Quest'ultimo lavoro, a giudicare dagli estratti, mantiene la sua evocativa scrittura ma la porta su un piano più consueto e, forse, meglio indirizzato per un pubblico di lettori meno ridotto.
Be', che dire, io per parte mia sono molto curiosa di vedere come verrà fuori questo romanzo e faccio un sacco di auguri ad Antonietta per questo suo secondo lavoro:)
Ci vediamo lunedì con la recensione di un libro!

Virginia




martedì 15 agosto 2017

CineRecensione#11: Stranger things (I stagione)

Anno: 2016
Episodi: 8
Produttore: Netflix

Stranger Things streaming è una serie mistery dai toni sovrannaturali ambientato negli anni ’80, segue le indagini sulla sparizione di un ragazzo che porteranno alla scoperta di esperimenti governativi top-secret e forze sovrannaturali dai poteri terrificanti.

Ciao a tutti:) Come molti di voi hanno potuto notare, ormai escono CineRecensioni come se piovesseroxD La verità è che ultimamente ho rallentato il mio ritmo di lettura, mentre la visione di drama/serie tv prosegue imperterrita.
Dopo un paio di mesi in cui mi sono immersa profondamente nei drama coreani, sono tornata a bazzicare un po' anche dalle parti di Netflix. Ad essere sincera, vorrei riuscire un po' ad alternare drama e serie tv, vediamo se riesco a portare avanti questo proposito.
Oggi, quindi, vi parlo di una delle più famose produzioni di Netflix. Da mesi mi ripromettevo di vedere Stranger things e, visto che il 31 ottobre dovrebbe uscire la seconda stagione, ho deciso di buttarmici.
E me ne sono perdutamente innamorata*-*
Intanto, sparatevi un po' il trailer;)



L'idea alla base di questa serie tv è semplicemente strepitosa. Ambientata in un paesino della provincia americana degli anni '80 (Hawkins), seguiamo tre filoni narrativi che, con l'approssimarsi della fine, vedremo intrecciarsi. Ma ogni cosa ha inizio con un unico fatto: la scomparsa di un ragazzino di nome Will Byers. Sembra un evento poco significativo. Come spiega Hopper, il capo della polizia, nulla di degno di nota è mai avvenuto a Hawkins ed è probabile che il bambino sia con il padre. Ma i giorni passano, Will non si trova, e la gente inizia a preoccuparsi. Partono le ricerche, ma qualcuno sembra voler insabbiare tutto e i protagonisti della serie dovranno districarsi fra intrighi governativi e cose che non sembrano appartenere al nostro mondo...
Uno degli aspetti più interessanti di Stranger things è che i protagonisti principali sono dei bambini. Gli amici di Will - Mike, Lucas e Dustin - decidono di indagare a modo loro e presto saranno aiutati da una bambina stranissima, che parla poco e ha un passato terribile: Undici, dal tatuaggio sul suo polso.
I bambini sono adorabili: sono dei nerd appassionati di scienze che giocano per 10 ore di fila a Dungeon&Dragons. Affrontano situazioni tremende ma riescono ad affrontarle grazie a un grande coraggio, molta fantasia e una bella dose di incoscienza. Come mi è stato fatto notare, sembrano i protagonisti di un libro di Stephen King (io non ho potuto non pensare a It mentre vedevo l'evolversi delle loro avventure). 
Altri co-protagonisti sono Jonathan e Nancy, rispettivamente il fratello di Will e la sorella di Mike. Non sono amici: sono adolescenti inquieti, ognuno vittima a modo suo dell'esclusione e del bullismo. Entrambi vivono situazioni difficili in famiglia, che li hanno fatti crescere troppo in fretta. E anche se sembrano agli antipodi l'uno dall'altra, i tragici eventi di Hawkins e una fotografia li avvicinano e li spingono a collaborare per sciogliere il mistero. 
Nei primissimi episodi Nancy non mi piaceva per nulla, ma ho poi gradualmente cambiato idea. Nonostante sia fisicamente fragile, nasconde una grande forza, che mostra in alcuni dei momenti più inquietanti di tutta la serie.
Jonathan, al contrario, è stato fin dall'inizio il mio personaggio preferito della serie. Nonostante sia giovanissimo, va a scuola e lavora e gli tocca il duro compito di essere l'uomo di casa di una famiglia bella ma disastrata. Oltre a questo, a scuola le cose non vanno molto bene: è visto come quello strambo, lo sfigato, ed è vittima di bullismo. Lui stesso fa fatica a rapportarsi con le altre persone: è più semplice fotografarle, come dice, quando si spogliano di tutte le menzogne per essere solo sè stesse. In quel modo, attraverso un obiettivo, sente di poter comunicare in qualche modo con loro.
Come dicevo, Jonathan e Nancy non sono amici, i loro mondi sono troppo lontani. Ma un caso li fa incontrare e una missione li unisce. Il rapporto che viene a instaurarsi fra di loro mi è piaciuto moltissimo e spero solo che nella prossima stagione avremo anche qualche intrallazzo romantico (*me fangirla senza ritegno).
Infine abbiamo Joyce e Hopper. Lei è la madre di Jonathan e Will, lui il capo della polizia di Hawkins. Entrambi sono provati dalla vita e un po' incasinati, ma sono combattivi e, sotto il sarcasmo e la vita disastrata, delle brave persone. In quanto adulti, a loro tocca l'indagine intesa nel modo più "canonico". Nonostante agli inizi Hopper sia scettico, è anche veloce a rendersi conto che qualcosa non quadra e che qualcuno sta cercando di nascondere qualcosa di grosso.
In questa serie, nessuno dei protagonisti è convenzionale. Chi più chi meno, sembrano tutti assolutamente inadatti a risolvere il mistero e, soprattutto, a fronteggiare ciò che vi si cela dietro. Per questo, forse, vederli all'opera è così incredibilmente appassionante.

Sicuramente l'ambientazione e le atmosfere ricreate incrementano il fascino di questa produzione. Sono stati ripresi tutti i cliches di un certo tipo di storie, sono stati mescolati insieme e serviti: un successo premeditato e ottenuto. La suspence, l'horror vecchio stile, i personaggi... Ogni aspetto di questa serie concorre a rendere la visione assolutamente irresistibile. Con Stranger things si fa un salto nel passato e non se ne vorrebbe più uscire. Per parte mia, come vi dicevo, sono stata assolutamente catturata da questa serie e non vedo l'ora che esca la seconda stagione.
E voi, avete visto Stranger things? In caso, che ne pensate?

Virginia

venerdì 11 agosto 2017

Recensione: Nuvole di fango di Inge Schilperoord

Titolo: Nuvole di fango
Autore: Inge Schilperoord
Traduttore: Stefano Musilli
Casa editrice: Fazi
Numero di pagine: 188
Formato: Cartaceo

D’estate, in cerca di sollievo dal caldo, la tinca si immerge nella melma dei fondali. Quando poi torna a muoversi, inevitabilmente solleva una nuvola di fango. Come Jonathan: giovane dal passato segnato, ha bisogno di nascondersi, cerca di muoversi il meno possibile e, quando lo fa, solleva una nuvola torbida attorno a sé.
Trentenne attratto dalle bambine, Jonathan fa ritorno a casa dopo un periodo trascorso in carcere. La madre è una donna anziana e solitaria e il villaggio di pescatori in cui è cresciuto si sta svuotando. Non c’è quasi più nessuno. Jonathan non ha amici. Una casetta malmessa, il mare a due passi, il cielo sconfinato. Lui, la madre, il caldo estivo soffocante. L’unico barlume di normalità, l’unico attaccamento alla vita vera, è il prendersi cura degli altri: della madre, del cane e di una tinca che ha trovato, ferita, in un laghetto vicino casa. Ma le giornate di Jonathan prendono una piega inaspettata quando Elke, una bambina sempre sola che condivide con lui la passione per gli animali, sembra cercare la sua compagnia… Nuvole di fango è un viaggio vorticoso dentro una mente malata che lotta contro se stessa. Pagine ipnotiche, intrise di umanità, in cui ogni giudizio viene sospeso, costringendoci a vedere il mondo attraverso gli occhi di un criminale che cerca in tutti i modi di non cadere in tentazione. Non di nuovo.
Nel suo sorprendente romanzo d’esordio, accolto dalla critica in maniera entusiastica, la psicologa Inge Schilperoord ha avuto l’audacia di indagare là dove la maggior parte delle persone non osa nemmeno avvicinarsi.


Questo libro è stato un acquisto assolutamente spontaneo e imprevisto. Ricordando vagamente una recensione positiva di un nome fidato, ho letto velocemente la sinossi e deciso che si, sarebbe tornato a casa con me. Non solo, ho anche deciso di leggerlo subito dopo aver terminato la lettura in corso. E così ho fatto, per una volta nella vita. La lettura è durata una giornata appena, complice un sabato privo di impegni e un po' di frescura, per non parlare della curiosità di sapere come l'autrice avrebbe trattato un tema così scottante.
Jonathan è un pedofilo. Dopo aver molestato una bambina, finisce in carcere e lì si impegna con tutte le sue forze a seguire il percorso di recupero attuato per lui dagli psicologi. Questo finchè non viene rilasciato per mancanza di prove e Jonathan, finalmente, è libero.
Questo è un libro estremamente triste. Jonathan è un personaggio triste e claustrofobica è l'atmosfera delineata dalla Schilperoord, fatta di strade vuote e aride, il cemento incandescente in un estate caldissima fin troppo simile alla nostra di quest'anno. Il caldo e il silenzio sono compagni costanti del protagonista, che è attorniato da pochissimi personaggi e tutto preso a districare il doloroso nodo della psiche umana.
Chi è Jonathan? Certo non è il cattivo della narrazione. Ci aspettiamo un mostro, un uomo viscido e disgustoso, e troviamo un trentenne completamente ripiegato su sè stesso, schiacciato dalla consapevolezza di essere sbagliato, da un passato che lo ferisce, da una madre opprimente, tirannica nel suo eterno bisogno. Le dinamiche fra madre e figlio sono morbose, contorte, segnate da pesanti silenzi e parole non dette; la vita di Jonathan è l'eterno ripetersi di uno stesso rachitico giorno.
Uscito di prigione, Jonathan vorrebbe solo cancellare il passato e costruirsi un nuovo presente. Ferreo nel mettere in pratica gli esercizi assegnatigli dallo psicologo, è fermamente convinto che la tenacia lo salverà, che il controllo - di sè stesso e dei suoi pensieri - lo riporterà sulla retta via.
Nonostante il mio istintivo ribrezzo per il ruolo incarnato da Jonathan, nel corso della lettura non ho potuto non sentirmi male per lui. Non c'è cattiveria in quest'uomo - non davvero. Si odia, si avvilisce continuamente; per lui l'attenzione per una bambina è simile a quella per un animale: vuole solo proteggere chi è più piccolo e debole, vuole solo prendersi cura. Come gli dice lo psicologo, però, lui non è capace di provare vera empatia, quindi è fin troppo facile sovrapporre ciò che vuole lui a ciò di cui un altro essere vivente ha davvero bisogno. Questo è ciò che accade anche con la tinca menzionata in quarta di copertina: la alleva, la nutre, se ne prende cura. Ma, chiusa in un piccolissimo acquario e fuori dal suo habitat naturale, non può che morire. Il lento deperimento della tinca sembra coincidere con il graduale venir meno dei tanti buoni propositi di Jonathan, che ben presto si troverà in una situazione pericolosamente simile a quella che lo ha condotto già una volta in prigione.
Ciò che davvero mi ha colpita di Jonathan è la sua solitudine. Da sempre preferisce la compagnia degli animali a quella degli uomini, una specie dal quale si sente fuori, non integrato. Convive con la madre, una presenza disturbante nella sua psiche, associata a inespressi desideri sessuali e a rabbia repressa. Non c'è rapporto nè comunicazione fra i due, non davvero. E pur cercando di essere un buon figlio - Jonathan cucina e si occupa della casa con molta solerzia - è come se fra di loro non potesse esserci mai davvero un contatto, una comprensione: la madre non lo capisce, peggio, lo svilisce. Anche prima del carcere, ha sempre sminuito il suo amore per gli animali e ha sempre rigirato il coltello nella ferita della sua solitudine.
Di Jonathan, inoltre, mi ha colpita il suo disperato tentativo di essere normale. Suddivide le sue giornate e le riempie di impegni, lotta per migliorarsi. Ma lotta da solo, e questo forse è il motivo principale del suo fallimento. Mi è dispiaciuto per lui, ho provato una tristezza profonda: è perso, spezzato, disperatamente alla ricerca di calore.
Non che questo giustifichi ciò che ha fatto. Non che la giustificazione sia il punto di questo libro. Un po' come per quel capolavoro che è A sangue freddo di Truman Capote, qui si va oltre determinati aspetti e si scopre solo la duplice faccia dell'uomo, che da un lato ferisce ma dall'altra è ferito. Questo genere di libri ci insegna che, spesso, i mostri li creiamo noi; ancora oltre, che i mostri non esistono, esistono solo esseri umani, deboli e fragili, fallati. Meritevoli di pietà, dopo la punizione.
Non posso dire che questo libro mi abbia scossa, perchè tutte queste riflessioni - e altre - sono frutto della precedente lettura di Capote. Questo romanzo, però, oltre a suscitare riflessioni simili, ha il dono di una prosa meno giornalistica (che era comunque l'intento dichiarato di Capote), più intima, che ci permette di entrare nella testa del protagonista/criminale e di sondarlo direttamente dall'interno. 
Un libro consigliato, ma sempre tenendo conto della scabrosità del tema.

Virginia

lunedì 7 agosto 2017

Liebster Award 2017#2


Ciao a tutti e buon lunedì! Oggi concludo il mio post sul Liebster Award, un premio che sono sempre onorata di ricevere (qui la prima parte, dove rispondo alle domande di Silvia e Mariarca). Come giàdetto nel post precedente, visto che il premio ha girato parecchio non nominerò nessuno e mi limiterò a rispondere alle domande. Ma lasciate che vi elenchi ancora una volta cosa deve fare chi riceve il premio:
1. Ringraziare chi ti ha premiato
2. Scrivere qualche riga per promuovere un blog che seguite
3. Rispondere alle 11 domande del blogger che ti ha taggato
4. Scrivere a piacere 11 cose su di te
5. Premiare a tua volta 11 blog
6. Formulare 11 domande per i blogger che nominerai
7. Informare i blogger del premio assegnato

Allora, questa volta ringrazio ben tre blogger, ovvero Luz di Io, la letteratura e Chaplin, Viola di Quasi Adatta e Vale di L'apprendista libraia. Grazie mille per aver pensato a me!
Seguo parecchi blog e, dal momento che non ho intenzione di taggare nessuno, non nominerò nessun blog in particolare. Vi invito semplicemente a dare un'occhiata alla lista dei blog che seguo, perchè ce ne sono parecchi di molto interessanti!
E ora, veniamo alle domande.

- Luz (Io, la letteratura e Chaplin):
1. Il primissimo libro che hai ricevuto in dono.
Ragazzi, io sono banale e scontataxD Si tratta sempre di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban! Primo regalo librosi che ricordi e causa della mia passione per la lettura*-*
2. Come ti immagini da vecchio/a? (Descrivi una tua ipotetica foto)
Allora, non posso dire di pensarci spesso, anzi! Sicuramente avrò una ruga molto marcata e verticale in mezzo alla fronte, causata da un eterno corrucciarsi che ha lievemente incrinato la giovinezza della mia pelle già alla giovane età di 20 anni (mia sorella la chiama la Grande Ruga. Non posso farci niente se ho sempre l'espressione incavolataxD). Per il resto, avrò i capelli grigi perchè sono pigra e dopo un po' mi romperò di tingerli; avrò gli occhiali (li ho già adesso). E lotterò con la bilancia, esattamente come adesso. Ah, e sarò una rompiballe. Perchè, anche in questo caso, già lo sono adessoxD
3. C'è un viaggio in luoghi remoti che ti piacerebbe fare?
Al momento Corea del Sud (maledetti drama coreani...), ma in generale sono tremendamente affascinata dall'Asia, dall'Africa e dall'estremo Nord*-*
4. Hai mai scritto un libro?
Sinceramente? Ci ho provato varie volte, ma non sono mai riuscita a finire nulla, sono troppo incostantexD
5. Hai mai scritto una poesia?
Si. Schifezze inenarrabili.
6. Tre aggettivi che riguardano i tuoi pregi.
Sensibile, autocritica, forte.
7. Tre aggettivi che riguardano i tuoi difetti.
Ostinata, orgogliosa, arrogante.
8. In quale epoca storica del passato ti vedresti assai bene?
Durante la Preistoria, così non mi devo depilare (:P)? In nessun periodo, credo, perchè anche se sembrano affascinanti a posteriori, la verità è che viverli non deve essere stato semplice, per nulla.
Edit: Mi affascina molto il periodo della scoperta dell'America. La scoperta di un nuovo mondo, il senso di meraviglia... Ecco, se proprio devo scegliere, scelgo quello.
9. Pianifichi tutto prima di un viaggio o inventi là per là?
Premettendo che ho viaggiato poco, pianifico solo l'indispensabile (viaggio, albergo...) e per il resto improvviso.
10. Se tu fossi un personaggio della letteratura saresti...
Lucy Snowe di Villette di Charlotte Bronte. Decisamente.
11. Quanto tempo hai impiegato per scrivere questo post?
Sono solo all'inizio, ma stimo un'orettaxD

- Viola (Quasi Adatta):
1. Parliamo di musica. Genere/gruppo/cantante preferito.
Ehm... Non uccidetemi, credo di essere una delle poche persone al mondo che ascolta la musica senza particolare coinvolgimento. Non che non mi piaccia, semplicemente le mie passioni sono altre, quindi non ho cantanti preferiti in senso stretto, solo canzoni singole che mi piacciono particolarmente sul momento. Ma se proprio devo dire, la canzone italiana un po' "datata" non mi dispiace per nulla.
2. C'è un libro, una serie tv o un film a cui cambieresti il finale?
Tendo ad essere molto rispettosa della volontà di chi crea una storia e quasi sempre mi accontento di quello che c'è. Ma un finale (libro) che ho proprio sentito sbagliato è quello di Il destino dell'assassino di Robin Hobb. Non so, ho avuto quasi l'impressione che la Hobb avesse tradito lo spirito stesso dei personaggi che avevo tanto amato.
3. Come hai scelto il nome del tuo blog? Ha un significato particolare?
Qui lo spiego.
4. Hai un libro linus (un libro che una volta ogni tanto senti il bisogno di rileggere)?
Purtroppo no. Rileggo spesso, ma non per necessità di un determinato libro. Oppure, se anche è stato così, è stato per libri che ho ormai riletto talmente tante volte che hanno perso qualunque effetto di questo tipo.
5. Ridiamoci su. Racconta una figuraccia.
Allora, avevo sui 12 anni e con delle amiche ero al luna-park del mio paese. Ero sugli autoscontri e io sono scesa dalla macchina un po' troppo presto, prima che gli altri si fossero fermati del tutto. Be', uno mi ha urtata da dietro e io sono finita dritta dritta in braccio al suo guidatore, mi sono proprio ribaltata addosso a luixD
6. Ti piace il posto in cui vivi? Vorresti vivere da un'altra parte?
No, non mi piace, mi piacerebbe essere da qualche altra parte. Allo stesso tempo, so di essere una persona molto inquieta e che stando male con me stessa starei male in qualunque altro posto.

- Vale (L'apprendista libraia):
1. Fai parte di un fandom? Se si, quale?
Allora, fangirlo su parecchie cose ma non lo faccio quasi mai in compagnia (se si esclude la Sister, che si becca TUTTI i miei deliri), quindi non faccio effettivamente parte di nessun fandom.
2. Ti piace disegnare?
Si, ma faccio schifo ahahah.
3. Il tuo colore preferito?
Verde scuro.
4. Qual è il tuo social preferito?
Facebook, frequento un sacco di gruppi interessanti e mi permetti di farmi un bel po' di affari altruixD
5. Hai un libro preferito? Se si, quale?
No, non riesco a scegliere.
6. Il tuo scrittore preferito?
Idem come sopra.
7. Hai mai letto libri horror?
No, sono troppo fifona, giusto i Piccoli BrividixD
8. Un libro che consiglieresti di leggere.
Troppo generico, dipende dalle circostanze.
9. Ti piacciono gli animali?
Si (*me gattara tutta la vita).
10. Nella tua famiglia, oltre te, c'è qualcun'altro che legge?
Mia madre e la Sister:)
11. Come ti sei avvicinato alla lettura?
Al mio ottavo compleanno mio zio mi ha regalato HP3. Da lì è nato tutto*-*

Allora, queste sono le mie risposte! Adesso eccovi 11 fatti straordinariamente noiosi interessanti su di me:
1. Faccio un sacco di auto analisi, proprio per carattere. Per questo mi ritengo molto consapevole di me stessa e sono piuttosto obiettiva sui miei pregi ma, soprattutto, sui miei difetti. Ma spesso e volentieri scopro cose nuove, non sempre piacevoli.
2. Sono entrata in fissa coi drama coreani e, in generale, con la Corea del Sud, tanto da volerne studiare la lingua (ma non ho il tempo, maledizione!), nonostante non sia mai stata troppo portata per le lingue.
3. Cerco un po' di me stessa nei libri che leggo. 
4. Mi incavolo subito e sono molto polemica, ma sono bravissima a fingere, quindi la maggior parte della gente non se ne accorge.
5. Gli occhiali cambiano molto il mio viso. Per un anno ho portato le lenti a contatto e i miei tratti si addolciscono molto. Poi ho dovuto smettere e con gli occhiali sembro molto più seria e rigida, una maestrina. Il che porta un sacco di gente a credermi fatta in un certo modo quando non è vero. Per questo, quando mi accorgo che qualcuno mi ha giudicata solo in base al mio aspetto, gli metto addosso una croce grande come una casa.
6. Amo mangiare, in particolare i carboidrati. Anche se non sono mai stata "grassa", lotto da anni contro i chili in più: dimagrisco e poi li riprendo, in un ciclo continuo.
7. Dovrei imparare a frenare di più la lingua. Spesso parlo troppo e poi me ne pento.
8. Ho bisogno di stare sola. Se non ci riesco nell'arco della giornata, inizio a "svalvolare".
9. Uscire mi piace poco, tendo ad annoiarmi in fretta. Ma non lo dico troppo in giro, perchè è un argomento che la gente si ostina a non capire e a fraintendere.
10. Mi annoio delle persone, degli amici. Nel corso dei miei 23 anni ho cambiato migliore amica con frequenza allarmante. 
11. Devo ancora imparare a bastare a me stessa. Ma ci sto lavorando.

Questo è quanto! Spero di non avervi annoiato troppoxD

Virginia